Per i medici si volta pagina?

A Matera il dibattito tra i presidenti degli ordini sulla riforma del codice di autoregolamentazione

di Giuseppe del Barone

Il viaggio deon¬tologico della professione medica ed odontoiatrica continua. A Matera, sede del Codice di Deontologia Medica 2005, è cominciata l’analisi dei precetti deontologici che costituiscono, da sempre, fondamento e senso dell’essere medico. È cominciato il percorso di rivisitazione, di revisione degli elementi che costituiscono i muri portanti della professione così come si è strutturata nei secoli.
Cosa è cambiato a Matera, cosa si intende raggiungere col nuovo Codice di Deontologia Medica? Domande apparentemente semplici ma che nella sostanza colgono il cuore del significato della “Deontologia” oggi.
Esiste un futuro per la deontologia medica? Che rapporto riuscirà a mantenere con il diritto? Riuscirà a sopravvivere in un’epoca così diversa da quella che l’ha vista nascere? Sono questi gli interrogativi realmente posti a noi medici e sui quali la professione da tempo si interroga. Il filosofo inglese John Warnock diceva: “La funzione più importante delle regole morali di comportamento consiste nel controbilanciare la mancanza di riguardo con cui gli uomini cercano di realizzare i propri interessi anche a spese di altri”. Questa frase mi pare ben evidenzi lo scenario entro il quale ci troviamo a muoverci. Ecco il perché di certe sottolineature all’attenzione della riflessione interna “comparaggio, conflitto di interessi, abusivismo, prestanomismo”.
Ed è partendo da ciò che si individua, a mio avviso, l’elemento fondamentale che definisce il significato della deontologia di ieri, di oggi e del futuro ovvero “lo scopo della professione medica”.
Autorevoli giuristi e bioeticisti concordano proprio su questo, ovvero sul basilare rapporto tra deontologia e ruolo sociale del medico. La deontologia, infatti, si può concordare pienamente, coinvolge il medico “non solo per la sua coscienza ma soprattutto per il suo ruolo sociale e relazionale”.
Nel rapporto medico – paziente (posso ricordare che il paziente divenuto impaziente ora si chiama cittadino?) che comunque pur avendo assunto, nell’ultimo decennio, una connotazione meno paternalistica e più paritaria è da considerare un rapporto quantomeno “asimmetrico” si identifica, si coglie il vero significato della deontologia.
Questo rapporto, infatti, per essere considerato equilibrato, necessita fortemente, della garanzia di regole formali che il medico “deve” rispettare proprio perché estrinseche e quindi conosciute e quindi richieste dal paziente che a queste si affida.
È qui che si evidenzia la differenza tra norma etica e regola deontologica.
La bioetica infatti riguarda gli aspetti interiori del vissuto del soggetto, la deontologia deve, semplicemente, registrare gli effetti dell’agire chiedendo il rispetto di regole di correttezza, democraticamente individuate e nel contempo condivise. Viviamo, certo, in un’epoca tormentata e contraddittoria, in un’epoca che alcuni definiscono di pluralismo etico. Questa realtà pluralistica più che svuotarla finisce per rafforzare la deontologia che da strumento disciplinare formale si vede riconoscere il ruolo di strumento disciplinare arricchito delle istanze etiche provenienti dalla società e dalle suggestioni culturali che continuamente si determinano.
Non dobbiamo e non possiamo porre sullo stesso piano diritto e deontologia perché evidente la prevalenza della norma di legge rispetto alla regola professionale di categoria.
Piuttosto è da evidenziare la differenza, la diversità. La forza della deontologia medica è proprio questa: la sua intrinseca capacità di poter gestire, dall’interno della professione, il rapporto con i cittadini alla luce di una dimensione e di una flessibilità che non è propria del “diritto”.
A Matera con il nuovo Codice di Deontologia Medica del 2005 è stato raggiunto proprio questo. L’aver ribadito la capacità cioè dell’Ordine Professionale di indirizzare, ancora oggi, dall’interno la condotta professionale del medico alla luce della tutela del paziente.
Non intendo entrare nella disamina dei singoli articoli del Codice di Deontologia medica già discussi né su quelli che ancora saranno da approfondire, proprio per non rischiare di inficiare quella discussione, avviata ma non conclusa, così profonda, così partecipata, così vissuta in prima persona dai presidenti d’Ordine, a Matera, discussione che tanto mi ha colpito perché ho voluto leggere in questa “passione” dialettica una vera voglia di condivisione, un reale interesse a lavorare insieme, senza alcun vincolo di tempo né di luogo, seguendo un percorso di compartecipazione sia dei problemi sul tappeto che delle soluzioni scaturite, finalizzato esclusivamente all’ottimale approfondimento possibile delle tematiche.
Quale sarà il futuro deontologico del medico? Sarà quello legato alla nostra capacità di governare il rapporto tra medici e società alla luce delle forti tradizioni della professione ma con estrema disponibilità al “nuovo”, al “contributo di altre esperienze”, alla volontà di superare immobilismi preconcetti, alla disponibilità di soddisfare quella “curiosità del sapere” che, se ben orientata, non porta certo a scalfire la solida costruzione della nostra professione quanto piuttosto a costituire ricchezza, esperienza dell’altro, potenzialità di miglioramento dell’esercizio professionale. In sintesi una migliore medicina.