Carlo Alberto Redi*: «Comunque vada, la legge può essere aggiornata»

Carlo Alberto Redi
«Le posizioni, senza rinunciare ai principi, riconsiderino l’attuale conoscenza scientifica»

Ormai è stato scritto e detto molto su embrioni, staminali e fecondazione assistita. Quale sia l’esito del referendum è bene che la contrapposizione non si radicalizzi e il dibattito si mostri utile. Nel panorama culturale italiano è degno di nota che filosofi e decisori politici abbiano ritenuto di consultare i manuali di biologia, di dedicarsi a conoscere le opportunità offerte dalla genetica e di proporci le loro riflessioni. Dopo il secolo della fisica, siamo in quello della biologia: le culture e le economie delle società occidentali si basano sugli avanzamenti del sapere della genetica. Informarsi sui progressi della ricerca è parte integrante della nostra cultura, è una disciplina cui occorre dedicarsi con pazienza per impadronirsi degli strumenti concettuali per valutare le applicazioni tecniche. L’esercizio svolto in questi mesi è stato utile per trovare una mediazione sulle posizioni riguardo il «passaggio generazionale dinnanzi alla riproducibilità tecnica di alcune fasi dello sviluppo embrionale», sulla legge 40. È emerso chiaramente che la divergenza sui diritti del concepito, sul numero degli embrioni e sulle staminali embrionali discende dalla discordia sul momento dello sviluppo in cui si riconosce di trovarsi innanzi ad un nuovo individuo.
Ora, un individuo è composto da circa un milione di miliardi di cellule e deriva da un processo di sviluppo programmato e diretto dalla prima copia del DNA del nuovo individuo, il genoma dello zigote. Su questo dato fattuale non vi è incertezza: le conoscenze biologiche permettono di stabilire in modo non ambiguo che l’inizio del processo coincide con la formazione della prima copia funzionale del suo genoma. Punto. Questo criterio è condiviso in tutte le forme di riproduzione animale e vegetale, naturale (fecondazione e partenogenesi) e artificiale (fecondazione assistita e clonazione) ed ha quindi un carattere di universalità che lo pone al riparo da qualsivoglia critica spiazzando tutte le altre proposizioni sull’inizio ontogenetico di un essere vivente. Nei mammiferi questo momento non coincide con la comparsa dell’embrione unicellulare, lo zigote. Varia in dipendenza della specie: nel topo è allo stadio di due cellule, nell’uomo a quello di quattro.
L’assunzione di questo dato fattuale permetterebbe a tutte le posizioni di non rinunciare ai propri principi ma di ricollocarsi nella attuale conoscenza scientifica. Cadono per fallacia, poiché mancano di universalità, sia le posizioni gradualiste (l’individuo umano origina quando compare il sistema nervoso intorno al 14° giorno della gestazione oppure intorno al 6°-7° giorno quando si realizza l’impianto uterino) sia la posizione di chi colloca questo inizio nella fecondazione, cioè nella fusione delle membrane dello spermatozoo e dell’oocita: non tutti gli esseri viventi formano il sistema nervoso o si impiantano nell’utero o derivano per fecondazione (tutti i bimbi nati per iniezione dello spermatozoo; queste persone non sono passate per alcuna fecondazione).
L’embrione a quattro cellule si presenta tra la quarantesima e la cinquantesima ora di sviluppo: sarebbe quindi possibile per il medico produrre il numero di embrioni che giudica utili, effettuare diagnosi, derivare staminali. E senza ricorrere ad esercizi di alta filosofia sull’essere o a giochi semantici sul termine embrione. Sia che vinca il sì, sia che vinca il no, sia che il referendum fallisca per il mancato raggiungimento del quorum, la legge potrebbe essere decisamente aggiornata, con la sola eccezione della fecondazione eterologa che resterebbe di solo appannaggio della signora fertile.
L’ultimo punto riguarda i 31.000 embrioni criopreservati destinati a sicura morte, irrealistica essendo la adozione. Pochi giorni fa in Sud Corea ne sono state derivate 11 linee purissime ed il parlamento USA ha votato a maggioranza (219 voti) contro la posizione del presidente Bush, il cui veto può resistere sino alla maggioranza di 290 voti. I consiglieri di etica del presidente Bush stanno cercando di trovare mediazioni per evitare spaccature laceranti: i consiglieri Landry e Zucker propongono di usare gli embrioni criopreservati mentre William Hurlbut propone addirittura di togliere un gene da un nucleo di una cellula, effettuare una clonazione terapeutica ed una volta derivata la linea staminale reinserire il gene (proposta degli artefatti biologici). Un paese che si vanta di essere tra i più fiorenti a livello internazionale ha il dovere di decidere della loro sorte: decidere tra la morte e la derivazione di staminali.
*Direttore del Laboratorio di Biologia dello Sviluppo, Università di Pavia