Rita Levi Montalcini: se vince il no torniamo al medioevo

Elisabetta Scarascia
[inline:1]Abbiamo intervistato la senatrice Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la Medicina, sui referendum riguardanti la Legge 40 sulla fecondazione assistita sui quali siamo chiamate/i a pronunciarci il 12/13 giugno.

Il 12 e il 13 giugno siamo chiamati/e a pronunciarci sul referendum per abrogare parzialmente la legge 40. Lei come voterà e perché?
Voto naturalmente quattro SI, perché penso che la legge 40 ci voleva, ha riempito un vuoto ma non l’ha riempito in modo soddisfacente e per questo va ampiamente revisionata.
Su molte cose non sono d’accordo: l’impianto di embrioni senza l’analisi preventiva è assurdo, l’impianto dei tre embrioni è contro la donna, è tutto contro la salute della donna.

Sono anche a favore dell’eterologa perché è permissiva e non costrittiva, il fatto di dire ‘avete il permesso di fare quel che volete’ mi pare logico! Quindi ritengo che noi dobbiamo votare – non bisogna astenersi perché è assurdo – e bisogna votare per quattro SI, che mi pare tengano conto di cose che, non si sa perché, la legge 40 non aveva esaudito come si doveva.
Nutro vivamente la speranza di una vittoria del SI perché se dovesse vincere il NO, secondo me, torniamo al Medioevo!

L’Italia investe poco nella ricerca e nella tecnologia, solo l’1% del Pil. Un maggiore impegno pubblico, secondo lei, è la soluzione per evitare che aumenti il gap con il resto d’Europa?
E’ indispensabile un maggiore impegno pubblico, ma è necessario anche che il governo sia consapevole dell’enorme danno di questo bassissimo investimento nella ricerca. Tutte le altre nazioni ad alto livello scientifico e tecnologico lo hanno dimostrato, a cominciare dalla Finlandia, noi invece siamo al più basso livello ed è una cosa che non ci fa onore.

Si parla spesso della fuga dei cervelli, ma c’è un altro dato inquietante: il basso numero di laureati in materie scientifiche. Occorre rilanciare queste discipline per evitare scompensi strutturali?
Questo è vero non solo per l’Italia ma per tutta l’Europa e anche per gli Stati Uniti. Tra i giovani c’è una caduta d’interesse per la ricerca e per la scienza; noi dovremmo far di tutto per dimostrare loro che non c’è niente di più bello di una carriera scientifica di alto livello, non soft ma hard.
Sono preoccupata per questa diminuzione di interesse nelle nuove generazioni che preferiscono il fitness, preferiscono avere interessi di basso livello o addirittura di nessun livello. Personalmente questo enorme trionfo del fitness non mi piace affatto! I giovani non si rendono conto che il fitness va bene finchè si è giovani, ma quando si diventa vecchi poi…Io sono un esempio di una di 96 anni che continua a investire nella ricerca allo stesso modo di quando ne avevo 20! Non c’è una carriera più bella, una carriera più affascinante di quella scientifica, io l’ho intrapresa in momenti difficili, sono felice di averlo fatto!

Cosa pensa dei partiti che non hanno preso una posizione netta e si sono affidati al “voto di coscienza