Bonolis vota quattro sì Veronesi spiega perché l’astensionismo l’offende

[inline:1]Galleria Alberto Sordi. Ore 15.45. Arriva Paolo Bonolis. Fa dieci metri in otto minuti, praticamente cronometrati. Tutti vogliono una fotografia. Lui sorride, si ferma. E crepitano le macchinette. Clic clic. E’ un professionista, ma si vede che sta già pensando agli embrioni. Sta aspettando il professor Umberto Veronesi per intervistarlo, su invito del Riformista, sul tema dei prossimi referendum sulla fecondazione assistita. Il suo pensiero è già chiaro. Ai cronisti infatti confermerà più avanti: «Voterò quattro sì, perché penso che l’uomo, nella sua limitatezza, debba avere il diritto di poter scegliere, garantito da una legge che gli permetta di scegliere bene. Sono cattolico, e allora?». Le sedie sono già tutte occupate dal pubblico. Molti sono in piedi.Alle 16.14 inizia il confronto.

Bonolis e Veronesi salgono su due sgabelli. Le telecamere di La7 iniziano le riprese. «Professore – fa Bonolis – che cos’è un figlio?». Veronesi prende la rincorsa: «Il nostro Dna ci dà due messaggi: l’istinto di sopravvivenza e l’istinto di procreare. Tutti gli esseri viventi, da un filo d’erba in poi, hanno bisogno di procreare. Direi quindi che nel nostro mondo il figlio è anche un diritto. Ed è un diritto che non si può negare proprio perché, a partire dal Dna, è un nostro istinto primario». Subito dopo, forse per una riflessione trasversale sulle conseguenze della procreazione, Bonolis chiede come sia possibile che per questa campagna referendaria i dibattiti pubblici e televisivi siano generalmente confusi; insomma, c’è buona o cattiva fede nel raccontare una campagna elettorale in questa maniera? In cosa il professor Veronesi si sente maggiormente offeso dal mondo politico? «La confusione porta acqua all’astensione. E mi offendono i politici che spingono gli elettori in questa direzione.

Che lo faccia la Chiesa è normale – continua – ma che un uomo accetti questo condizionamento esterno permettendo che i cittadini non si esprimano è un fatto che ritengo grave. Il referendum è l’atto più bello della vita democratica». Bonolis associa quindi (ancora forse per analogia) il nome del ministro Buttiglione ai terrori provocati dalla paura dell’eugenetica: «Buttiglione è andato oltre, definendo criminali gli scienziati che pensano di lavorare sulle cellule staminali embrionali».Veronesi risponde mostrando come sia invece la politica che vieta la ricerca scientifica sugli embrioni a essere, per i suoi stessi presupposti, in contraddizione con se stessa: «In Italia abbiamo 31.000 embrioni congelati che la legge sulla fecondazione assistita condanna a morte ritenendo che debbano rimanere inutilizzati. La proposta scientifica è opposta E’ una missione nobilissima quella che le cellule staminali potrebbero avere, e cioè salvare la vita e la salute di milioni di ammalati».

Non è in ballo l’eugenetica, continua Veronesi, semmai la diagnosi pre-impianto dell’embrione. Il punto è che la legge che il referendum vorrebbe abolire è, in questo senso, ancora contraddittoria: «Questo pre-embrione può essere analizzato geneticamente e se per caso dovesse contenere i geni che portano a una grave malformazione del nascituro,la legge impone il suo impianto nell’utero salvo poi consentire l’aborto successivamente, quando il pre-embrione è diventato feto». La legge contiene una contraddizione interna che, dal punto di vista giuridico, è scandalosa: vieta la soppressione degli embrioni, fatta salva la legge 194 sull’aborto. Sono le stesse contraddizioni che si vedono nel divieto della fecondazione eterologa.

«Il legislatore – spiega Veronesi – dice di volerla impedire però, visto che presume che i cittadini, in qualche modo, la faranno ugualmente, mette una serie di regole assurde. Poi per chi ricorre alla fecondazione eterologa non è prevista nessuna sanzione. È una legge all’italiana». Il referendum, spiega ancora Veronesi. va invece incontro a quelle che sono le caratteristiche della vita contemporanea. «Ci troviamo di fronte all’aumento della sterilità e delle malattie genetiche perché il momento del parto si è spostato dieci anni più avanti rispetto a qualche tempo fa. Una donna che partorisce a vent’anni ha una probabilità su 2000 che il figlio nasca Down. A trent’anni le probabilità salgono a una su 300. A quaranta a una su 30». Bonolis, a questo punto, fa l’avvocato del diavolo. Chiede: «Nel dubbio che l’embrione sia già persona, non sarebbe meglio però considerarlo subito tale?». Veronesi non si scompone: «In termini potenziali l’embrione potrebbe diventare un uomo, ma in termini concreti il 90% degli embrioni muore. Sappiamo cioè che l’uovo fecondato, nove volte su dieci, non attecchisce nell’utero. E allora coloro che ritengono che gli embrioni siano persone dotate di anima, dovrebbero interrogarsi sulla loro sorte ultramondana, visto che in paradiso non possono andare in quanto non battezzati». Dopo 50 minuti di intervista arrivano gli applausi. Veronesi dice che la Chiesa non dovrebbe preoccuparsi delle scelte di tutti i cittadini visto che, per quanto riguarda i propri fedeli, non dovrebbe avere dubbi sulla loro condotta morale. Insomma, conclude, «sarebbe stato molto meglio non promulgare una legge come questa e lasciare le cose come stavano prima». Il dibattito sta per terminare. Bonolis interviene però con una domanda e con un’osservazione centrale: «Ogni anno,in Italia, 30mila bambini nascono con malattie gravi che la ricerca sulle cellule staminali embrionali potrebbe affrontare con successo. Perché questa legge non presta ai bambini la stessa attenzione che presta agli embrioni?». Ai cittadini non resta che rispondere con un voto.