Settantadue embrioni galleggiano in un cilindro refrigerato, all ‘interno della camera sterile. Da qui escono i prodotti del concepimento, grumi di cellule che attraverso gli stadi di morula e blastula si preparano al grande salto nell’utero di un’aspirante mamma, che ha potuto congelarle prima della legge 40. Uno su quattro ce la farà, nascerà una creatura. E’ il tesoro del Centro per la riproduzione assistita del Policlinico, fondato dal professor Annibale Volpe.
Direttore, lei è schierato con i promotori del sì ai referendum, ed è un cattolico praticante. Non c’è contraddizione?
«Che l’embrione sia un progetto di vita sono d’accordo. La vita inizia con la fecondazione; ma in natura sei embrioni su dieci si perdono per la strada e due soli arrivano a nascere».
La fisiologia è una cosa, il biologo che produce embrioni destinati al sacrificio è altro…
«Non rispondo come cristiano ma per la legge italiana: c’è disparità di trattamento. Anche la destra mi sembra abbia detto che la legge sull’aborto non si tocca».
Li mette sullo stesso piano dei feti in grembo?
«Per tutelare la salute psichica della mamma un terzo delle gravide si sottopone ad amniocentesi. Se c’è una malformazione, per quanto compatibile con la vita, per tutelare la mamma, anche a cinque mesi è permesso l’aborto. Noi facciamo venti interruzioni alla settimana. La crociata a difesa dell’embrione è esagerata se tutto questo invece è consentito».
Lei si pone degli interrogativi?
«Anch’io ho dei dubbi, mi chiedo se devo considerare questi embrioni una speranza di vita, quando inizia la vita, quando l’embrione è persona. Non so ancora dare una risposta, certe discussioni mi sembrano pura filosofia».
Dove ha certezze?
«lo sono sicuro che la ridotta fertilità o la sterilità è una malattia sociale e degli affetti, non solo una patologia organica. Vedo le donne che si sottopongono a cicli anche pesanti e soffrono per la mancanza di figli. Come medico è mio compito venire incontro a questa sofferenza, anche a quella psicologica».
Perché tante richieste di fecondazione artificiale?
«Oggi si presume l’esistenza di cellule staminali dentro l’ovaio, finora sapevamo solo che, mentre gli spermatozoi si rinnovano costantemente, la donna nasce con quelle uova e tali restano, così che a quarant’anni…».
Sono un po’ vecchiotte?
«Appunto, hanno piccole alterazioni. Nelle prime divisioni comanda l’uovo e dopo un po’ l’embrione non cresce più».
Una ventenne in carriera chiede di mettere in banca le sue uova. Cosa risponde?
«Un professore coreano che lavora in Canada ha annunciato che ha cominciato a farlo per le donne che si sottopongono a trattamenti antineoplastici. Noi lo facciamo per gli spermatozoi prematuri. Lui descrive una tecnica di vitrificazione delle uova e sostiene che una volta scongelate ottiene il trenta per cento di successi».
Lo farete anche voi?
«Una nostra biologa, Susanna Xella, partirà per New York apposta per studiare queste tecniche».
Così in futuro non ci saranno stragi di emrbioni e li produrrete solo quando servono?
«Appunto».
Perché non fermarsi in attesa dei progressi?
«In clinica non abbiamo embrioni sopranumerari. Sono stati riuniti a Milano al San Raffaele».
Quanti ne avete mandati?
«Pochissimi, anzi nessuno. Tutti i propriatari di embrioni ci hanno fatto scrivere dall’avvocato intimandoci di non toccarli. Sono venuti a prenderli».
Che destino hanno avuto?
«Li abbiamo scongelati e messi in utero con il transfert per far partire le gravidanze».
Anche a chi aveva già ottenuto la sospirata maternità?
«A tutte».
Che odissea…
«All’inizio Sirchia voleva i nomi dei proprietari degli embrioni, poi Rodotà ha avanzato problemi di privacy».
Utilizzate sperma di donatori?
«Nelle strutture pubbliche è proibito da 20 anni».
Perché allora queste cisterne di seme nel congelatore?
«Sono dei pazienti che si sottopongono a cure antitumorali».
Gli embrioni del centro di Modena sono coltivati per legittime aspettative e in numero di tre per volta?
«Esattamente, ma questo avviene da sempre: come Società della riproduzione ci eravamo dati un’autoregolamentazione in assenza di leggi».
Lei è favorevole alla fecondazione eterologa?
«lo penso di votare sì, in Italia non devo vietare a una coppia di essere felice».
Chi nasce vorrà poi sapere chi è il suo genitore biologico…
«Sarei anche d’accordo, ma perché non vale per l’adozione? E l’adulterio? Non è punito, ma sappiamo che tanti figli hanno avuto un padre estraneo alla coppia».
Quanti bambini ha fatto nascere con queste tecniche?
«Viaggiamo al ritmo di 70 l’anno. con 300 cicli ogni 365 giorni».
I primi figli della provetta stanno diventando maggiorenni. Farà una festa?
«L’avevamo fatta per festeggiare i dieci anni dalla fondazione del centro. La prossima la faremo per il ventennale. Una statistica dice che sono bambini più buoni e più bravi della media, perché fortemente desiderati».
Questa legge vi ha tarpato le ali?
«C’è una riduzione di attività dei centri del 20%, e i successi sono calati dal 27 al 23%.