Tutti alle urne! Alla vigilia del referendum uno sguardo sulla realtà degli altri paesi

La legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita compie sedici mesi e gli elettori possono, con i quattro referendum abrogativi, decidere se confermarla o modificarla il 12 e 13 giugno. Perché i risultati possano essere considerati validi dovranno raggiungere il quorum ossia, dovrà recarsi al voto almeno il 50 per cento più uno degli aventi diritto.

Una legge varata con grande ritardo rispetto alle tecniche che hanno fatto nascere solo in Italia 50 mila bambini da oltre 20 anni. In Spagna la legge è del 1988, in Gran Bretagna e Germania del 1990, in Francia del 1994.
In ritardo rispetto all’aumento delle coppie che presentano problemi di sterilità e alla possibilità di evitare, grazie alla diagnosi preimpianto, almeno 90 diverse malattie genetiche. Una legge molto restrittiva per l’accesso e la praticabilità delle tecniche di fecondazione: divieto di crioconservazione, obbligo di impiantare tre embrioni, divieto dell’eterologa e limitazione alle coppie sterili.
Ma restrittiva anche nella parte in cui si occupa di ricerca scientifica e di staminali, vietando la ricerca sugli embrioni avanzati dalle tecniche di fecondazione.

Gli effetti si fanno già sentire e il paventato turismo procreativo è diventato una realtà. Circa il 25 per cento delle coppie che si rivolgono ai centri italiani decide poi di andare all’estero, dove nel frattempo si sono registrati aumenti dei prezzi del 30 per cento (dati del Forum delle associazioni di genetica e riproduzione – Forager). In alcuni casi le coppie
vengono assistite anche da medici italiani. Un esempio è Francesco Fiorentino, il medico italiano che operando ad Istanbul ha fatto nascere due bambini non solo sani dalla talassemia grazie alla diagnosi preimpianto, ma anche compatibili con i fratellini, così da poterli curare con le staminali del cordone ombelicale.

La necessità di regolamentare la nascita dei “baby designer” (bambini terapeutici o salva fratellini) è stata recentemente accolta dalla Gran Bretagna. La Francia l’aveva fatto a luglio nelle leggi di bioetica. In Spagna, su proposta del governo, la pratica dovrebbe diventare legale entro l’anno, dopo avere ricevuto il via libera dalla commissione sulla fecondazione assistita su sollecitazione dell’IVI (Instituto Valenciano de
Infertilidad) per 5 coppie, di cui due italiane.

Il capo del governo spagnolo, il socialista Zapatero, che aveva ereditato dal popolare Aznar la regolamentazione della ricerca con gli embrioni sovrannumerari, sta per compiere un passo avanti. Separare la clonazione riproduttiva – il cui divieto entra in una legge che si occupa di riproduzione – da quella terapeutica, che troverà ospitalità in una che si occupa di ricerca biomedica.

Embrioni che non possono avere alternativa alla distruzione saranno donati alla scienza anche in Francia, come in Gran Bretagna, Belgio, Svezia, Canada, Australia, Brasile e Usa, solo per citare alcuniesempi, ma la lista si allungherebbe con paesi asiatici come Singapore, Corea del Sud e Cina.

E proprio i temi della ricerca scientifica, l’uso degli embrioni e i finanziamenti da destinarvi sono stati oggetto di due referendum lo scorso anno.
Alla fine di novembre la Svizzera, con il 66,4 per cento dei voti, ha confermato la legge federale che, pur con molti limiti e rigide regole, permette la ricerca con gli embrioni. Solo qualche settimana prima la California ha approvato, con il 59 per cento dei voti al referendum “Proposition 71”, il piano statale decennale per destinare 3 miliardi di dollari alla ricerca scientifica con le staminali, anche embrionali.
Altri Stati degli USA sono impegnati nella stessa direzione: New Jersey, Massachusetts, Wisconsin, Washington e Connecticut.

In Italia la partita, grazie al quorum, si gioca sull’astensione: quella attiva-militante, quella vacanziera e quella della disaffezione politica.
La vittoria dei sì riporterebbe l’Italia allo standard degli altri paesi sviluppati.