Referendum, ora è polemica sul voto degli italiani all’estero

Maria Grazia Bruzzone
Le liste non sono pronte, cambia il quorum

A quale soglia dovrà dunque essere fissato il quorum per il referendum sulla fecondazione assistita? La domanda non è peregrina. Nel bel mezzo di nuove laceranti polemiche che investono gli scienziati (ai quali Buttiglione dà tranquillamente dei «criminali») e tirano in ballo perfino la legge 194 sull’aborto («non è intoccabile», sostiene Gasparri), il ministro per gli italiani all’Estero Mirko Tremaglia conferma infatti i timori dei radicali, affermando che effettivamente, il lavoro di controllo delle liste degli elettori residenti all’estero è in corso e dovrebbe essere completato per le elezioni del 2006, mentre non sarà possibile concluderlo per il referendum del 12 e 13 giugno. Smentendo di fatto quel che il ministro dell’Intemo Giuseppe Pisanu aveva dichiarato qualche giorno fa: cioè che «il numero degli italiani che hanno diritto al voto – 2.815.573 – sono stati determinati con esattezza».

Un’annosa questione, quella del computo degli italiani all estero che hanno diritto di voto in base alla nuova legge. Tremaglia rivendica di aver fatto «quello che gli altri non hanno fatto» e di aver assunto 300 persone a contratto detenninato «per bonificare le liste dagli errori», vale a dire dai morti, trasferiti, doppioni eccetera. D’altra parte sottolinea che l’Aire, l’anagrafe degli italiani all’estero, dipende dai comuni italiani, «che a loro volta dipendono non da me ma dal ministero dell’Interno, per esser chiari». Un’accusa neanche tanto larvata al Viminale. I cui dati erano già stati contestati da Franco Danieli, senatore della Margherita e responsabile di settore per quel partito. Danieli aveve affermato che «l’allineamento dei dati tra l’Aire e l’anagrafe consolare risulta compiuto solo al 60%». Il che significa che il 40% di quei quasi 3 milioni di elettori che Pisanu computa nel quorum «non riceverà il plico elettorale». Una discrepanza segnalata anche da Emma Bonino, che denunciava un quorum fittizio, oscillante tra il 52 e il 54%.

Intanto è cresciuto da 10 a 22 il numero degli scienziati e docenti (tra i 112 del comitato Scienza e Salute a favore del Sì) che hanno cominciato uno sciopero della fame per protestare contro l’informazione a loro dire lacunosa, parziale e distorta fornita dalle tv, Rai e Mediaset, scrivendo una lettera aperta ai vertici delle istituzioni e alle autorità di controllo. Ieri a Montecitorio gli esponenti trasversali del Comitato per il Sì (Del Pennino, Turci, Pollastrini, Capezzone e altri) ha rincarato la dose, diffidando la Rai dal perseverare nell’escludere dai suoi programmi gli esponenti del Comitato – o degli scienziati che vi hanno aderito – che sono un «soggetto costituzionalmente riconosciuto» in quanto promotori del referendum.

Un primo risultato lo hanno ottenuto visto che Bruno Vespa, dopo il Porta a Porta di ieri dove ancora una volta a sostenere le ragioni del Sì è stato invitato Severino Antinori (che non ha aderito al Comitato per il Sì e rispetto a questo sostiene notoriamente posizioni ben più estreme), ha poi annunciato altre due trasmissioni dedicate al referendum con due scienziati del Comitato. In ogni caso il dg Flavio Cettaneo oggi in Vigilanza verrà sentito anche su questo tema.

Le polemiche verbali, intanto. Ha fatto molto scalpore Rocco Buttiglione che, sostenendo che la ricerca sulle cellule staminali «fornisce migliori risultati» per la cura di tante malattie, mentre quella sulle cellule embrionali «non è sicura e lede i diritti umani», ha detto che «si può essere buoni scienziati e contemporaneamente dei criminali». «A differenza da quel che pensa Buttiglione, i bravi scienziati hanno un’etica e non fanno ricerca su cellule non ancora sicure», gli ha risposto il professor Corbellini (del Comitato per il sì). Critico anche Giuliano Ferrara, che difese Buttiglione quando alla commissione Ue parlò di «peccato» a proposito dei matrimoni gay, ma ora lo invita a usare «un linguaggio meno grossolano, che serve solo a dare visibilità a chi sostiene la tesi opposta.

Ancor più dirompente Maurizio Gasparri, che nel fervore di difendere l’astensione («almeno due terzi di An si astiene») indica come nuovo traguardo il divieto di aborto, affermando «Nessuna legge è indiscutibile. E’ chiaro che chi crede nella legge 40 ha anche perplessità sulla 194». Un’affermazione che allarma i già sospettosi refendari. Come Barbara Pollastrini: «E’ chiaro che la legge 40 sulla fecondazione è l’anticamera per rivedere la 194, una legge che l’Europa ci invidia e va difesa a tutti costi».