Emma Bonino: “L’astensione furbata miseranda ma la partita é ancora da giocare”

Giovanna Casadio
La radicale Bonino: “Soprattutto le donne si impegnino per questa battaglia di civiltà”

“La partita per il referendum si può ancora giocare, però ci vuole uno slancio straordinario”. Nell’ufficio di Emma Bonino al Partito radicale c’è un manifesto: “Un fiore per le donne di Kabul”, al centro lei, unica a volto scoperto tra donne in burqa. Ora che l’ex commissaria Ue, europarlamentare e leader radicale si dedica a tempo pieno alla battaglia italiana contio la legge sulla fecondazione assistita (“Da agosto vado in Afghanistan, a capo della missione Ue di osservatori per le elezioni”), e alle donne soprattutto che si appella: “Mettano la loro influenza, piccola o grande, a disposizione di una battaglia di civiltà. Usino la loro libertà per sostenete la nostra. Le mogli dei leader intervengano: Berlusconi farebbe bene ad ascoltare l’umanità dolente di Veronica Rutelli ad avere la capacità di leadership della sua signora, Barbara Palombelli che in tv ha dichiarato: io non ricorrerei alla provetta, ma non posso impedire a te di farlo”. Spera inoltre Bonino che il comitato di Donne per il Sì si unisca al digiuno degli scienziati; a sua volta è pronta a digiunare.

Lei invece alla provetta ricorrerebbe?

“Io ho tentato la fecondazione assistita: non funzionò”.

Un argomento degli astensionisti è: meglio l’adozione.

“Non vedo perché pongano l’alternativa: non sono tutte uguali le mamme del mondo. Ma la legge 40 ferisce le donne: è proibizionista e crudele”.

Onorevole Bonino è pessimista o ottimista sul referendum?

“Sono determinata. Mi fa specie un paese in cui le più alte cariche istituzionali invitano a disertare l’occasione fondamentale della partecipazione politica: l’esercizio del voto. Penso che i responsabili istituzionali che si accodano alla miseranda furbata dell’astensione non abbiamo l’autorevolezza per governare l’Italia. Si vince o si perde, ma non con le astuzie”.

Una sconfitta ai referendum quali conseguenze avrebbe?

“Se va male, riprenderemo la battaglia. Per il divorzio e l’aborto ci sono volute lotte di anni: con queste che non si toccano. Noi Radicali non sgombreremo certo il campo su questioni fondamentali come la libertà e la responsabilità di ricerca scientifica, la salute delle donne. Mi rifiuto però di pensare all’Italia come a un paese Vaticano e non europeo. Il 17 giugno è già stata convocata dagli scienziati per il Sì una grande assemblea: o per festeggiare e gestire il successo oppure, se non si raggiungerà il quorum, per organizzare la resistenza”.

Qual è il principale nemico del referendum: il disagio degli elettori cattolici, la difficoltà del tema, o l’indifferenza?

“Il disagio c’è, e grande, tra i cattolici per le ingiunzioni della Chiesa all’astensione. Poi ci sono le paure diffuse ad arte: che cioè se si abroga in parte la legge allora ci saranno gli uteri in affitto, le mamme-nonne. Non è vero. Ma non ho visto indifferenza, per questo ritengo che con uno slancio straordinario ce la si possa fare. Però bisogna denunciare le trappole: la scelta della data con milioni di famiglie al mare; il calcolo aritmetico con cui i fanatici della legge e la Chiesa contano di vincere sommando l’alto astensionismo fisiologico (circa il 35%) a quello volontario; il quorum che include gli italiani all’estero; le liste elettorali con 700 mila tra morti e dispersi. L’informazione tv poi è vergognosa: pochissimo sulla Rai a “Porta a porta” o nelle tribune che solo gli insonni potrebbero seguire; niente su Mediaset”.

Uno slancio straordinario, lei dice, criticando le divisioni del centrosinistra?

“C’è stato prima il silenzio per le regionali. Adesso che stavamo prendendo slancio arrivano le cicorie. Cose che durano lo spazio di un mattino. Ma invece di proporre girotondi per la lista unitaria lo si faccia per il referendum. Ad esempio sotto la sede dell’Udc, per chiedergli se c’è ancora qualche traccia di De Gasperi”.

Berlusconi ai suoi collaboratori avrebbe detto di essere propenso all’astensione.

“Gli abbiamo chiesto un incontro come Donne per il Sì. Il Presidente del Consiglio abbia decoro istituzionale. Non dimentichi di inviare gli sms ricordando la data del voto come alle europee. L’unico ad avere rispetto sarà il Presidente Ciampi: la seconda carica dello Stato, Pera e il collega della Camera, Casini fanno campagna per l’astensione. E’ inqualificabile. Nella Casa delle Libertà e nella Margherita troppi si stanno muovendo per opportunismo; pronti alle pressioni della Chiesa”.