C’è «Porta a Porta», il Comitato referendario resta fuori

Maria Zegarelli
La campagna referendaria entra nel vivo e gli avvocati hanno il loro da fare. La prima diffida è partita dallo studio dell’avvocato Giuseppe Rossodivita, su mandato del Comitato per il Sì ai referendum, indirizzata al direttore generale della Rai Flavio Cattaneo e a Bruno Vespa, per la puntata di Porta a Porta andata in onda ieri sera. In studio c’erano Mariella Burani Procaccini, Livia Turco, Giuseppe Fioroni, Stefania Craxi, Eleonora Porcu e Severino Antinori. Tre per il Sì, tre per l’astensione. Par condicio. Ma c’era un unico assente: il Comitato promotore. «Le scelte – hanno scritto, tra gli altri, Antonio Del Pennino, Lanfranco Turci, Rita Bernardini, Barbara Pollastrini, Maura Cossutta, Daniele Capezzone – rispondono a un carattere arbitrario, in quanto è stata ignorata la rappresentanza di quello che la giurisprudenza della Corte Costituzionale considera un Potere dello Stato, e cioè il Comitato Promotore dei referendum». «Il professor Antinori – ha aggiunto ieri in conferenza stampa Turci – rappresenta se stesso e il suo comitato, certo non noi né tantomeno il Comitato “Ricerca e salute” che vanta tra i suoi sostenitori premi nobel e scienziati conosciuti in tutto il mondo». «Senza nulla togliere alla grande professionalità del professor Antinori», sia chiaro, ma qui la questione è altra.

«La trasmissione di Bruno Vespa non deve costituire un precedente – sottolineano all’unisono tutti i componenti del Comitato-. Noi siamo un soggetto istituzionale e vogliamo essere considerati come tale». In discussione ancora una volta c’è la correttezza dell’informazione televisiva che «soltanto in questi giorni sta iniziando ad occuparsi di questo tema», dice Daniele Capezzone. Viene anche distribuita una lettera inviata da Guido Ragni, direttore del dipartimento di Ostetricia, Ginecologia e Neonatologia dell’ospedale Mangiagalli di Milano (la più grande struttura sanitaria di fecondazione assistita in Italia) inviata al Foglio di Ferrara (e non pubblicata) con la quale il direttore smentisce, cifre alla mano, i dati citati dalla dottoressa Porcu nel corso di un’intervista nella quale sosteneva: «Non è vero che la legge 40 ha fatto crollare le nascite in provetta».

«Come coordinatore dello studio “Risultati dei primi quattro mesi di applicazione della legge 40/2004 sulla Pma” in corso di pubblicazione sulla rivista Human Reproduction (una delle più prestigiose riviste internazionali del settore), voglio precisare che quanto appare spesso sulla stampa a commento dello studio è frutto di una lettura parziale e “di parte’ dei risultati”». Nascono meno bambini. Molti di meno. Ma anche ieri sera la dottoressa Porcu li ha più volte citati nel corso della trasmissione di Bruno Vespa per sostenere la bontà di questa legge. Ecco perché, ad esempio, il Comitato avrebbe voluto dire la sua. Per il resto il primo tentativo di Porta a Porta di dare più elementi agli italiani per decidere cosa fare il 12 e l3 giugno non è molto riuscito. La politica sa parlare a se stessa, molto meno agli elettori. L’unica che ha cercato più volte di riportare il tema sulla questione centrale – può una legge vietare la fecondazione eterologa, l’uso ai fini di ricerca di embrioni soprannumerari destinati alla distruzione, obbligare una donna ad impiantare embrioni malati, vietare a portatori di malattie genetiche di avere accesso alla diagnosi pre-impianto – è stata Livia Turco. La Burani Procaccini ha cercato di ridicolizzare la professionalità di Antinori, dandogli ripetutamente dell’«inseminatore artificiale», tanto che il noto ginecologo ha cercato per tutto il tempo di accreditare il suo curriculum e i risultati di ricercatori cinesi sulle cellule staminali embrionali.

Antinori ha cercato anche più volte di denunciare la «mostruosità di questa legge», mentre Stefania Craxi, coperta dalle voci «astensioniste», ha sostenuto le ragioni del Sì. Fioroni ha ammesso che questa legge ha scritto male alcune cose molto importanti (l’obbligo di impianto dei tre embrioni, ad esempio), che andrebbe cambiata. Insomma, è una brutta legge, ma è meglio disertare le urne. La Burani Procaccini agli elettori: «Ma avete capito di cosa si parla? Avete letto la legge? Allora lasciate stare, lasciate che sia il parlamento a fare le leggi».