«La trasmissione di Bruno Vespa non deve costituire un precedente – sottolineano all’unisono tutti i componenti del Comitato-. Noi siamo un soggetto istituzionale e vogliamo essere considerati come tale». In discussione ancora una volta c’è la correttezza dell’informazione televisiva che «soltanto in questi giorni sta iniziando ad occuparsi di questo tema», dice Daniele Capezzone. Viene anche distribuita una lettera inviata da Guido Ragni, direttore del dipartimento di Ostetricia, Ginecologia e Neonatologia dell’ospedale Mangiagalli di Milano (la più grande struttura sanitaria di fecondazione assistita in Italia) inviata al Foglio di Ferrara (e non pubblicata) con la quale il direttore smentisce, cifre alla mano, i dati citati dalla dottoressa Porcu nel corso di un’intervista nella quale sosteneva: «Non è vero che la legge 40 ha fatto crollare le nascite in provetta».
«Come coordinatore dello studio “Risultati dei primi quattro mesi di applicazione della legge 40/2004 sulla Pma” in corso di pubblicazione sulla rivista Human Reproduction (una delle più prestigiose riviste internazionali del settore), voglio precisare che quanto appare spesso sulla stampa a commento dello studio è frutto di una lettura parziale e “di parte’ dei risultati”». Nascono meno bambini. Molti di meno. Ma anche ieri sera la dottoressa Porcu li ha più volte citati nel corso della trasmissione di Bruno Vespa per sostenere la bontà di questa legge. Ecco perché, ad esempio, il Comitato avrebbe voluto dire la sua. Per il resto il primo tentativo di Porta a Porta di dare più elementi agli italiani per decidere cosa fare il 12 e l3 giugno non è molto riuscito. La politica sa parlare a se stessa, molto meno agli elettori. L’unica che ha cercato più volte di riportare il tema sulla questione centrale – può una legge vietare la fecondazione eterologa, l’uso ai fini di ricerca di embrioni soprannumerari destinati alla distruzione, obbligare una donna ad impiantare embrioni malati, vietare a portatori di malattie genetiche di avere accesso alla diagnosi pre-impianto – è stata Livia Turco. La Burani Procaccini ha cercato di ridicolizzare la professionalità di Antinori, dandogli ripetutamente dell’«inseminatore artificiale», tanto che il noto ginecologo ha cercato per tutto il tempo di accreditare il suo curriculum e i risultati di ricercatori cinesi sulle cellule staminali embrionali.
Antinori ha cercato anche più volte di denunciare la «mostruosità di questa legge», mentre Stefania Craxi, coperta dalle voci «astensioniste», ha sostenuto le ragioni del Sì. Fioroni ha ammesso che questa legge ha scritto male alcune cose molto importanti (l’obbligo di impianto dei tre embrioni, ad esempio), che andrebbe cambiata. Insomma, è una brutta legge, ma è meglio disertare le urne. La Burani Procaccini agli elettori: «Ma avete capito di cosa si parla? Avete letto la legge? Allora lasciate stare, lasciate che sia il parlamento a fare le leggi».