Si astenga, Santità: la legge 40 non è quel che le dicono

Oscar Giannino
Chiesa agit-prop. Tutte le pressioni sul nuovo Papa perchè da bari scenda in campo

Domenica prossima, 29 maggio, dopo essersi formalmente insediato primate d’Italia Benedetto XVI avrà la sua prima occasione ufficiale per rivolgersi a tutti i cattolici italiani, clero e fedeli, concludendo a Bari il 28° Congresso eucaristico nazionale nel quale sono direttamente coinvolte le 226 sedi vescvili e 25 mila parrocchie del paese. Domenica prossima per una settimana intera saranno state passate in rassegna tutte le maggiori tematiche dei settori in cui la Chiesa svolge la propria pastorale in Italia. Ma il ‘giallo “, se ci si passa l’espressione, è se il Papa coglierà l’occasione per parlare anche dei prossimi referendum dei quali qui ci occupiamo.

Nessuno si aspetti un vero e proprio proclama, naturalmente, nell’ambito di questo primo messaggio pontificale alla Chiesa italiana. Il punto è se però alcune parole esplicite vi saranno, e di che tenore Perché da indiscrezioni fondate i vertici della Conferenza episcopale italiana hanno chiesto con vigore al Papa di esprimere da Bari un sostegno esplicito e il più possibile impegnativo, alla linea dell’astensione dal voto che ogni giorno e con crescente frequenza le gerarchie italiane diffondono sui media e invitano a sostenere dai pulpiti. Vedrete infatti che nei prossimi giorni non mancheranno parole esplicite negli interventi annunciati di monsignor Betori, segretario generale della Cei, e dell’arcivescovo di Milano Tettamanzi, nell’incontro che aprirà dedicato ai temi della famiglia. Ma naturalmente un conto è la legittima e massiccia campagna astensionista posta in essere dalla Cei e da Avvenire. Altro è che il Papa esordisca da primate d’Italia scegliendo di tornare a un ruolo di attore protagonista della vita politica italiana, come Giovanni Paolo II per 25 anni e con ottimi risultati ha evitato con cura di fare, interpretando la missione petrina come guida della Chiesa universale, discosta da quel mix di compromessi ed errori cui si riduce spesso la vita pubblica del nostro paese, e della quale gli errori e le forzature della legge 40 sono nuova espressione.

Istintivamente e per la speranza che in lui riponiamo, se non suonasse irrispettoso il solo proporlo al Sacro Soglio, l’appello sarebbe “Se ne guardi, Santità! “. Ma altre sono le considerazioni che abbiamo raccolto, e che rendono il pronunciamento a oggi probabile anche se ancora non decisa la sua forma definitiva, poiché Papa Ratzinger è di quelli che i discorsi se li scrivono di proprio pugno, al di là delle minute preparatorie. Altri elementi potrebbero pesare, al di là dei quesiti sottoposti agli elettori italiani. C’è anche un contesto internazionale, che Ratzinger valuta con grande attenzione. Se ieri nel Land tedesco del Nord Reno Vestfalia il governo Schroeder dovesse aver preso davvero la scoppola preannunciata, se comunque a ciò si aggiungesse la vittoria dei no ai prossimi referendum sul Trattato costituzionale europeo in Francia e Olanda, la linea Stoiber – il leader della Csu germanica al quale Ratzinger è da sempre molto vicino, non a caso lo statista tra tutti con il quale più a lungo si è personalmente intrattenuto, il giorno dell’insediamento in San Pietro -prevede che la Chiesa da Roma si faccia interprete di un vigoroso rilancio dell’identità cristiana troppo trascurata, come sostegno non solo al suo reinserimento nella carta europea ma soprattutto a un futuro cambio di guida alla Cancelleria tedesca. Il governo italiano non è una pedina neutra, in tale strategia. Di qui il simmetrico silenzio di Berlusconi e di Prodi, sull’appuntamento referendario.

Dall’altra parte, però, a quale conseguenza si esporrebbe Benedetto XVI, se malgrado la forza della campagna astensionista gli italiani poi decidessero invece di salire in maggioranza sul Monte Quorum, il 12 e 13 giugno? Perché allora non dare ascolto a quei cattolici come l’ex direttore di Famiglia Cristiana don Zega, che ha firmato l’appello alla libertà dicoscienza e contrario all’astensione dell’agenzia Adista,e afferma che «non votare è legittimo ma mi pare poco nobile»? Perché dimenticare Maritain, per il quale la legislazione civile deve adattarsi alla varietà di convinzioni morali delle diverse famiglie spirituali, non avallandole o approvandole? Come mettere improvvisamente in un angolo il grande teologo cattolico padre Haering di cui in queste pagine Giampiero Leo opportunamente ricorda la sua fondamentale opera Etica Medica e il principio per il quale l’equiparazione tra vita umana ed embrione non è, per i cattolici e alla luce della dottrina, materia di pronunciamenti infallibili ma solo principio di precauzione, dunque non imponibile coattivamente nè come presupposto di comportamento elettorale nè tanto meno come obbligo civile sancito in legge?