Dopo l’appello lanciato sulle frequenze di Radio Radicale, Marco Pannella torna a ribadire la necessità di «grandi manifestazioni comuni» per promuover il sì ai referendum del 12 e 13 giugno sulla legge 40: «Sogno una megamobilitazione – ha scritto in una lettera al consiglio nazionale dei Ds – sul tipo di quelle di San Giovanni a Roma». Un impegno in grande stile per richiamare i cittadini alle urne. Immediate le obiezioni da membri del comitato per il «sì». In primo luogo di natura economica: una megamanifestazione comporterebbe costi elevatissimi. Ecco perché, spiega il tesoriere del comitato, il diessino Lanfranco Turci, sarebbe auspicabile organizzare manifestazioni di dimensioni più ridotte a chiusura della campagna referendaria in diverse città italiane come Napoli, Genova, Milano.
Le motivazioni del dissenso, però, sono anche politiche. I Ds lanciano un messaggio chiaro: non siamo disposti a interpretare un eventuale fallimento come frutto di scarso impegno da parte nostra. Il capogruppo della Quercia alla Camera, Luciano Violante, ha dichiarato: «Vorrei evitare che in caso di vittoria il merito andasse ai radicali e, in caso di mancato quorum, la colpa fosse dei Ds, sarebbe una vecchia storia che già conosciamo. Saranno gli organismi di partito a decidere quali manifestazioni fare, tenendo presente che noi non vogliamo assolutamente urtare la suscettibilità degli amici che nell’Unione la pensano in maniera diversa da noi su questo tema». Esplicito il riferimento alle posizioni espresse da Margherita e Udeur.
Oggi la Quercia deciderà sulla manifestazione. Ma Ciriaco De Mita ha invitato ieri l’assemblea federale del suo partito, i Dl, a scegliere l’astensione. «Nella Margherita – ha subito contrattaccato la senatrice Dl Cinzia Dato – si fa di tutto per tappare la bocca a chi vuole andare a votare quattro sì il 12 giugno».