Non solo i ricercatori italiani non ricevono finanziamenti per studiare le cellule staminali embrionali, ma nemmeno possono ottenerle da soli ricavandole da embrioni umani. Lo dice la legge sulla fecondazione assistita. Per continuare il loro lavoro devono rivolgersi all’estero. Il centro di Milano per esempio le ha comprate per 6mila dollari in Australia da una società biotech che lavora per l’Università di Melbourne. Il gruppo di Firenze fa avanti e dietro con Ginevra, altri, per le difficoltà, hanno rinunciato. Come il gruppo guidato da Giulio Cossu, del San Raffaele di Milano che lavora sulla distrofia muscolare.
Il problema è che le staminali embrionali non sono così frequenti e in molti Paesi è difficile ottenerle. Chi già le ha in laboratorio, se le tiene strette o le vende. Dopo la decisione dell’amministrazione Bush di chiudere i finanziamenti per le nuove linee di staminali, si è poi creato quasi un monopolio privato, quello della Geron Corporation. Un monopolio in parte superato. «Per noi italiani – spiega Giuseppe Novelli, genetista dell’Università di Tor Vergata avere la disponibilità di questo materiale di ricerca è quasi impossibile