Sì, No, astensione: che cosa faranno i cattolici?

Stefano Nazzi
Alcuni affideranno alla scheda il loro dissenso alla possibilità di cambiare la legge, alti si esprimeranno a favore solamente di alcuni tra i quesiti. Moltissimi seguendo le indicazioni della Chiesa, non andranno a votare.

Il terremoto l’ha scatenato Gianfranco Fini. Con la sua dichiarazione di voto al referendum del 12 e 13 giugno sulla procreazione (“Votetò tre si e un no, ha detto), il presidente di Alleanza nazionale ha dato una bella rimescolata alle carte in tavola e ha reso ancora più evidente che qualsiasi schieramento precostituito è ormai saltato. La divisione non è tra centrosinistra e centrodestra ne tra partiti.
Le contrapposizioni, in vista del voto, sono all’ interno dei due poli e all’interno dei partiti. E, soprattutto, le divergenze sono all’ interno del mondo cattolico. Eppure, come già avvenne in passato per i referendum su divorzio e aborto, le indicazioni della Chiesa sono state chiare. Già a gennaio di quest’ anno il cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei. la Conferenza episcopale italiana, parlava esplicitamente di astensione