Stefano Ceccanti: «Perché preferisco Maritain a Tettamanzi»

Fecondazione 1. I pericoli del bipolarismo etico di Stefano Ceccanti

Ci sono molti aspetti interessanti nell’appello di cattolici per il voto e contro l’astensione nei referendum sulla procreazione assistita diffuso ieri dall’agenzia di informazione religiosa Adista (aperto ad ulteriori sottoscrizioni sul sito www.adista.it).

Il primo è la discesa in campo diretta di una ventina di sacerdoti diocesani, di alcuni religiosi e di sette suore, di cui una superiora generale di congregazione, che seguono il precedente dell’arcivescovo emerito di Foggia, monsignor Giuseppe Casale. Il nome più noto è quello di don Leonardo Zega, già direttore di Famiglia Cristiana. Sarà difficile per la campagna astensionista criticarli dopo aver difeso (giustamente) il diritto-dovere di intervento anche del clero e dell’episcopato in questa materia, anche se il giudizio di merito sul voto è capovolto.

Il secondo dato significativo sono le due principali figure di laici cattolici firmatari del documento, per un verso il magistrato Michele Di Schiena, che da presidente diocesano di Brindisi fu uno dei principali animatori insieme al direttore di Avvenire Dino Boffo di una critica alla presidenza nazionale di Alberto Monticone, e il secondo è quello del docente universitario Lino Prenna, uno dei più autorevoli esponenti dell’area cattolica vicini alla Margherita, nonché coordinatore del gruppo “Agire politicamente”, che raccoglie varie personalità del mondo dell’Azione Cattolica impegnati in politica. Difficile inquadrare queste persone negli stereotipi del dissenso aprioristico alle gerarchie.

Il terzo elemento di interesse è il contenuto del testo, il modo con cui esso affronta il problema della legge e della sua fallibilità. La laicità dello Stato non significa certo ritenere la legge regolarmente approvata di per sé giusta, ma neanche criticarla sulla base di un principio di autorità esterno alla legge, ovvero da fuori delle vicende della storia umana e dall’alto di una pretesa interpretazione univoca della legge di natura, che si imporrebbe ai cattolici, costretti su alcune materie a un rigido vincolo di appartenenza, e persino ai non cattolici in nome della sua oggettività. La legge si critica e si costruisce da dentro le comprensioni della società pluralista e dal basso, cioè dalle convinzioni profonde della coscienza. Questa linea interpretativa, che porta alla partecipazione al voto nel referendum, e che si basa sulla piena conciliabilità tra laicità cristiana e laicità dello Stato, si muove in piena continuità con l’insegnamento maritainiano, secondo cui.

Secondo il giurista suo principale allievo, Gregorio Peces-Barba , un punto di vista col , ma «è ugualmente sbagliato pensare che la verità possa venire da una minoranza religiosa o filosofica», che presumendo di , come accade alla Chiesa, quando cade nella di confondere . Il nome di Maritain è del resto richiamato esplicitamente da Giovanni Paolo II in uno dei suoi ultimi documenti, la lettera ai vescovi francesi del febbraio scorso sulla in cui si esclude che la dimensione religiosa possa essere relegata e nel contempo si identifica in positivo la laicità come principio che consente e si richiama poi l’esempio di alcuni testimoni, Maritain compreso, che hanno coniugato principi evangelici e corretta visione della laicità.

E’ per questo che non risultano convincenti le osservazioni del cardinale Tettamanzi sul Corsera di ieri, laddove si assume come dato incontrovertibile che esista un nucleo duro di materie (essenzialmente la bioetica) dove compromessi legislativi non sarebbero mai possibili, ma caso mai solo tollerabili entro margini strettissimi per ragioni di mero realismo. Il parametro ideale potrebbe essere esclusivamente quello di una coincidenza tra dottrina della Chiesa e legge dello Stato, dato che la prima sarebbe pienamente motivabile anche per ragioni di razionalità umana e non solo sulla base di un’adesione di fede. In realtà Tettamanzi viene così a riaffermare una stretta continuità, sia pure limitatamente alle materie citate, con l’approccio pre-conciliare, illustrando il quale il cardinale Siri poteva scrivere che la Chiesa .

Le ragioni spirituali e teologiche che inducono a non accogliere la riproposizione di questo modello ecclesiocentrico, i che evitano a me e, credo, anche ai firmatari del documento di ieri di sentirci o , che il cardinale Tettamanzi autorevolmente invita a trovare e ad esporre, oltre che nel documento di ieri credo che siano state con chiarezza spiegate, nei sui presupposti di fondo, qualche giorno fa proprio a Milano dal cardinal Martini, il predecessore di Tettamanzi nella ormai notissima omelia sul “relativismo cristiano”. Se si accetta invece l’impostazione dell’attuale arcivescovo di Milano, diventa così alto il fine da difendere che qualsiasi tattica diventa ammissibile, anche la “dittatura della minoranza” che rischia di realizzarsi col voto risicato in Parlamento su più punti della legge sulla procreazione assistita, reso possibile soprattutto dalla sovrarappresentazione in seggi che il centro-destra ha avuto per applicare il suo programma di governo (di cui quella legge non faceva parte) e ora dalla somma di una minoranza popolare sostenitrice della legge con gli apatici e indifferenti.

Ma che cosa direbbero i principali responsabili della Chiesa italiana se nella prossima legislatura una maggioranza di gran parte dei deputati centrosinistra, anch’esso sovrarappresentato dal sistema elettorale, approvasse all’improvviso con pochi voti di margine una legge sul matrimonio omosessuale e poi, di fronte a una richiesta abrogativa, propugnasse l’astensione popolare per mantenerla in vigore, pur sapendo che nel paese non vi è un consenso comparabile? Non sarebbe un altro caso di legittimato dalla decisione odierna di invitare all’astensione? Se si accetta il bipolarismo etico oggi, legittimandone le tattiche più efficaci ma anche discutibili, non si preparano mali maggiori per sé e per il paese? Se un approccio dottrinale a prima vista convincente può condurci a tali conseguenze laceranti, non è il caso di ripensarlo, almeno in parte, prima che questi effetti si producano?