Roberto Giachetti: “I miei quattro sì”

Roberto Giachetti
Il prossimo 12 giugno mi recherò alle urne per votare sui quattro quesiti abrogativi della legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita. Dico subito che i miei saranno quattro sì, ma al di là del pronunciamento sul merito dei quesiti che certamente attengono aduna materia complessa e molto delicata, vorrei provare a proporre alcune considerazioni politiche. Nel dibattito che ormai si va sviluppando e approfondendo appare abbastanza chiaro che su un tema in cui si fondono insieme scienza, etica, per alcuni versi persino filosofia, vi sia l’oggettiva difficoltà, da parte del legislatore, di tracciare spazi e limiti ben definiti, nel momento in cui si ritiene necessario realizzare una forma di regolamentazione di questa con l’obiettivo di porre una sorta di freno normativo contro presunti o possibili abusi o eccessi. Credo tuttavia che il dibattito sin qui condotto sulla stampa e sui mais media in generale stia in qualche modo deviando dal cuore della questione e dal significato proprio del referendum abrogativo del 12 giugno come strumento diretto di consenso nelle mani e nelle coscienze dei cittadini. In altre parole ho la sensazione che il dibattito si stia concentrando soprattutto su annose questioni che dividono la scienza e la morale da tempo immemorabile, si veda la questione dell’embrione e della sua equiparazione a persona piuttosto che il momento preciso in cui esso da insieme di cellule diviene vita) che qui vengono riproposte e rilette in chiave di contrapposizione tra laici e cattolici a scapito della piena consapevolezza del significato delle proposte abrogative.

Credo in primo luogo che il referendum non debba essere considerato come la migliore soluzione al tema della regolamentazione della materia, ma semplicemente come unico strumento attualmente possibile per porre rimedio ad una legge brutta, sbagliata, proibizionista e, soprattutto,penalizzante nei confronti della donna, della ricerca e – argomento affatto irrilevante – nei confronti di tante persone che soffrono e che hanno il diritto di sperare che la propria vita possa migliorare. Una legge— occorre ribadirlo — in controtendenza rispetto alla stragrande maggioranza della legislazione europea. C’è poi il tema del ruolo dello Stato, lo penso che quando lo Stato pretende di intervenire in modo così preponderante nella sfera privata degli individui dove è in gioco un valore primario come la salute, quando è la legge che stabilisce il numero di embrioni da impiantare nel corpo di una donna o se consentire o meno la fecondazione eterologa, quando si decide di tracciare specifici indirizzi in materia di sterilità scontrandosi con i frutti di una libera e consapevole scelta da parte di coppie desiderose di un bambino, siamo a mio avviso — di fronte ad una prevaricazione del legislatore su una materia nella quale dovrebbero venir privilegiate le scelte individuali. Temo che questa tendenza all’ invasività nella vita delle persone, condita con una preoccupante esigenza di proibizionismo. non solo sia sbagliata sul piano del metodo e del merito, ma risulti di fatto potenzialmente fallimentare proprio nell’ottica degli obbiettivi che si pone. Qualcuno, per esempio, ritiene un fatto positivo l’effetto, determinato dall’ approvazione della legge di aver spinto tante coppie, tante donne a rivolgersi a centri specialisti al di là delle nostre frontiere, per non parlare del mercato clandestino che inevitabilmente si svilupperà (con tutti i rischi ed i pericoli ad esso connessi) come sempre accade quando si sceglie la strada del proibizionismo?

Ma la parte certamente più insopportabile e crudele di questa legge e quella che riguarda la ricerca scientifica. Io nutro massima fiducia nella ricerca e, proprio per questo motivo, ritengo che siano esattamente gli orientamenti scientifici a dover accompagnare, nella loro più ampia pluralità. le regole che lo Stato eventualmente ritiene di indicare. Sono due aspetti che non possono camminare ognuno per conto proprio. Sul tema della sperimentazione attraverso le cellule staminali preembrionali la lenze che ne stabilisce la proibizione, anziché limitarsi a tracciare dei confini per eventuali abusi o manipolazioni, di fatto si è posta di traverso alla possibilità che in un settore fondamentale come questo,in cui la scienza opera quotidianamente da decenni, si possano trovare cure nuove ed alternative a gravissime malattie, nell’interesse di tutta la collettività. E proprio in nome del bene e dell’interesse della totalità dei cittadini che uno Stato laico dovrebbe operare, fornendo direttive, certamente, ma consentendo alla più ampia parte di comunità possibile l’opportunità di scegliere liberamente su come impostare il proprio futuro. Per quanto riguarda il comportamento da tenere in occasione del 12 giugno chiarisco subito che io non vedo alcuno scandalo, dal punto di vista formale, che qualcuno scelga la strada dell’astensione, non trovo scandaloso che esponenti politici e partiti facciano la stessa cosa, non mi scandalizza neanche che la Chiesa scenda direttamente in campo per perorare questa causa. Quando i costituenti hanno redatto la norma sui referendum prevedendo per la sua validità il raggiungimento di un quorum e del tutto evidente che hanno voluto aggiungere alle due possibilità del “Si” e del “No’ anche una terza: appunto quella del non voto. D’altra parte in passato l’astensione è stata utilizzata da un pò tutele forze politiche. Quello che invece a me pare sul piano politico di una debolezza macroscopica è la motivazione che viene data per questa scelta, ben rappresentata nei giorni scorsi dal leader del Movimento per la vita, Carlo Casini, secondo il quale in sostanza occorre propone e dare indicazioni per l’astensione perché diversamente, se gli italiani partecipassero al voto, i Si sarebbero certamente vincitori. Questo non mi piace e questo spero non accada. Su un tema come questo, che coinvolge direttamente non solo la coscienza, ma la stessa vita, di ogni singolo individuo, occorrerebbe avere la forza, il coraggio e la responsabilità di rimettersi alla volontà popolare. Anzi — a mio avviso si dovrebbe tutti insieme agire perché vi fosse il maggior numero di cittadini al voto.

Questo sì che avrebbe il dono di restituire al paese, al gioco democratico, uno dei momenti massimi e più nobili: quello del volere effettivo della maggioranza che, ma questa oltre ad essere una mia opinione è un mio personalissimo auspicio, sarebbe in ogni caso di gran lunga maggioritario come lo fu nel ’74 con il divorzio e nel ’78 con aborto. Ultima notazione a tutti gli amici (per i quali nutro grandissima stima e profondo rispetto della Margherita che tendono ad esaltare la scelta del partito di «lasciare libertà di coscienza ai propri elettori». La trovo una decisione un po’ banale ed anche ultronea. lo e penso che come me gran parte del paese — la libertà di coscienza me la prendo da solo. Ci mancherebbe solo che ora i partiti e la politica decidessero di entrare nella coscienza della gente pretendendo di regolare anche questo tipo di libertà. Per fortuna, come detto, in passato laici e cattolici hanno dimostrato che la coscienza ce l’avevano a posto: al posto giusto. Confido che ancora così sarà così.