Io ho iniziato a spiegarle i quattro quesiti referendari, voluti per modificare la Legge 40. Ne abbiamo discusso e poi, alla domanda “cosa fai tu?”, ho risposto che probabilmente non mi sarei recata a votare, perché trovavo che il luogo idoneo per discutere gli emendamenti legislativi fossero quelli propri del Parlamento.
A quel punto, però, Elena mi ha fatto riflettere. Decido dunque di passare alla conferenza stampa di presentazione del “Comitato di donne laiche, liberali, radicali, cattolico li berali per il Sì ai referendum sulla procreazione medicalmente assistita e la libertà di ricerca scientifica”. E mi convinco: il 12 giugno andrò a votare e voterò tutti sì, quattro sì. E te ne spiego le ragioni. Sono entrata in quella sala e ho incontrato tante donne di primissima levatura (io ero seduta tra Elsa Martinelli e Manuela Di Centa), molto diverse tra loro, sia di provenienza che di appartenenza, anche anagraficarnente diverse. Tutte però genuinamente convinte e pronte ad una grande battaglia. E’ forse la prima volta che vivo questa sensazione. Eppure, dopo dieci anni di presidenza di un organismo di parità regionale, di donne ne ho incontrato davvero tante. Le amiche con qualche anno in più hanno spiegato a me e a Stefania Prestigiacomo, giovane Ministro per le Pari Opportunità, che questa stessa energia l’avevano avuta in occasione delle grandi battaglie referendarie sul divorzio e sull aborto. Questioni che la mia generazione ha trovato già risolte. Anche oggi, uno stato laico deve saper garantire a ogni coppia che si trovi nella difficile situazione di dover ricorrere alla fecondazione assistita per avere un figlio, di farlo nella maniera più serena, tutelando sì l’embrione, ma anche la donna e la coppia. Illustri le prime firmatarie del comitato per il Sì. Illuminanti alcune considerazioni di altre importanti donne che vi hanno poi aderito. In primis, da cattolica praticante, la testimonianza dell’avvocato Giulia Buongiorno: «Avverto tutta la difficoltà di venire qui a sostenere le ragioni del sì, ma questa legge é un mostro: elimina la fecondazione medicalmente assistita, impedisce a chi è portatore di malattie genetiche di generare figli sani».
La penalista siciliana ha messo in luce alcune contraddizioni delle norme che si punta ad abrogare. «Non è possibile che, prima si impianti l’embrione malato e poi si dica alla donna che può comunque abortire. Allora, si abolisca anche la legge sull’aborto». E’ una questione di coerenza. Senza contare che la natura fa comunque selezione naturale di embrioni capaci di poter diventare vita a tutti gli effetti. E allora, la natura è assassina quando produce aborti spontanei? E poi, perché tre, e non due o quattro embrioni? E poi, perché basta andare in Spagna o in Francia per concepire un figlio sano? Quanta ipocrisia.