Va al nocciolo del problema: «Diciamo sì a tutti e quattro i quesiti. Anche se il quarto, quello sulla fecondazione eterologa, è un sì con qualche dubbio.Penso al giovane che presta il proprio seme e scopre un domani di essere padre di decine di figli.
È un punto molto delicato,il mio unico dubbio». Sugli altri quesiti, nessun dubbio.
Neppure sulla sperimentazione sugli embrioni?
«Non dobbiamo creare embrioni a fini sperimentali, questo non è moralmente accettabile, ma quelli creati in eccesso che vengono comunque eliminati devono poter essere usati. Ho cominciato a lavorare sulle cellule staminali vent’ anni prima che venissero alla ribalta. Tutti sappiamo che sono enormemente più potenti rispetto a quelle presenti in un organismo adulto».
Cosa è necessario?
«Che la liceità di agire a livello degli embrioni sia controllata. Il controllo ci vuole, il blocco mai. La liceità di intervenire ha dei limiti che noi non dobbiamo superare».
Pensa alla clonazione?
«Certamente. La clonazione dell’uomo è una assurdità. Ma ritengo che cadrà di per sè, anzi, la possibilità di clonare è già caduta. La pecora Dolly è un esempio, ha dimostrato che la pecora clonata dalla cellula madre differisce. Esperimenti di quel tipo cadranno nel vuoto perché la natura, in un certo modo, si difende».
Forse c’è un crollo di fiducia nella scienza.
«Anche questo è assurdo. La scienza è conoscenza, va continuata e controllata ma mai fermata. L’unica capacità che ci differenzia dai primati è la possibilità del nostro cervello. Non si può mettere un lucchetto al cervello».
Quali sono i nemici della scienza?
«I dogmi e pregiudizi. Io ho avuto fortuna. Forse anche intuito. Con la mia scoperta sui fattori di crescita (Ngf), con la scoperta dell’esistenza di sostanze prodotte dall’organismo che possono agire sulla differenziazione delle cellule nervose periferiche e centrali, ho fatto crollare un dogma del mio tempo (era il 1952)».
Però ci sono voluti 30 anni perché la sua intuizione fosse riconosciuta dagli scienziati.
«Ero felice di non essere stata riconosciuta. Nel ’52 si diceva che le mie erano fantasie. La comunità di scienziati non ha capito che avevo rotto le barriere, che ero entrata in un campo nuovo. Non ho mollato, felice di questo isolamento che mi ha dato la possibilità di lavorare come ho fatto senza competizione».
Il segreto della longevità?
«Disinteressarsi della propria salute, di noi stessi, vivere come se la vita finisse domani».
E poi?
«La vita continua a interessarmi come quando avevo 20 anni. La mia fortuna è che sono affascinata dalla bellezza. E il cervello continua a funzionare se lo manteniamo in funzione».