La vittoria dei si, almeno sui primi tre quesiti, cancellerebbe la legge solo in modo parziale, rendendola a mio parere più civile e accettabile sul piano etico. Il nuovo ordinamento che ne deriverebbe garantirebbe certamente un maggior rispetto della libertà di scelta, consapevole e responsabile, da parte delle coppie e sarebbe più tutelante della salute della donna e dell’eventuale nascituro.
La campagna che le gerarchie ecclesiastiche stanno conducendo per la non partecipazione al voto, con il Cardinale Ruini in testa, si configura invece, a mio parere, come un attacco, di principio e di fatto, alla libertà di coscienza dei singoli individui e alla laicità dello stato.
L’aspetto per me più sconfortante in questa vicenda è l’invito che il Cardinal Ruini ha rivolto ai fedeli di non andare a votare, così come fece Craxi quando invitò gli italiani ad andare al mare o ai monti, anziché recarsi alle urne. Craxi, in quell’occasione, fu severamente punito da un gran numero d’elettori, che rinunciarono ben volentieri alla gita al mare pur di adempiere ad un dovere dettatogli unicamente dal loro senso civico.
Cercare di accreditarsi come i rappresentanti della fetta di cittadini che non partecipa al voto, è una speculazione di tipo politico già vista, ipocrita e vigliacca. Su un tema di questo tipo o si lascia libertà di coscienza o si accetta di misurarsi in termini franchi e aperti, andando a votare.
D’altra parte è sintomatico che anche il futuro Benedetto XVI, nell’omelia della messa “Pro Romano Pontefice”, si sia scagliato, definendolo addirittura “dittatura”, contro il “relativismo culturale”, vale a dire la tendenza a considerare sullo stesso piano ogni religione, ideologia o sistema valoriale. Epperò, di questi tempi, sappiamo bene che i nemici principali della pace, del dialogo e di una civile convivenza tra culture, etnie e religioni diverse sono proprio l’intolleranza e l’assolutismo culturale. Mario Pireddu, su “Aprile on line”, giustamente si chiede: «si può considerare dittatura un sistema culturale che, di fatto, prevede al suo interno – e soprattutto rispetta – la compresenza di diverse opinioni, diversi modi di vivere, diverse forme di credo?» o, aggiungo io, non è vero invece il contrario?
Come non ricordare che già in passato la Chiesa cattolica, in nome della verità assoluta, ha approvato lo sterminio d’intere popolazioni indigene del nuovo continente, portato al rogo chi la pensava diversamente (basti ricordare Giordano Bruno) e fatto interminabili guerre per il potere temporale! Vogliamo forse tornare a quei tempi?
La libertà di coscienza non può essere invocata solamente quando fa comodo, ma garantita sempre e a tutti, indipendentemente dall’etnia, dalla classe sociale, dal credo ideologico o religioso.
Con l’eventuale abrogazione dei quattro articoli in questione, nessuno sarebbe obbligato a compiere qualcosa contro la sua volontà, mentre, con l’attuale Legge 40, si vuole obbligare tutti i cittadini italiani ad agire secondo un sistema di valori e di credenze non condiviso.
I cittadini italiani sono maturi e in grado di scegliere e decidere, in modo responsabile e consapevole. C’è solamente d’augurarsi che l’attacco dell’ancor Cardinale Ratzinger al “relativismo culturale”, non costituisca il prodromo per un ritorno, nella Chiesa, di tendenze clericali, neo-conservatrici e autoritarie. Troverebbero comunque poco spazio, poiché l’uomo post-moderno ha ormai interiorizzato la prassi della libertà, della ragion critica, del dialogo e del confronto.
Per terminare, voglio solamente riferire che sono tanti i cattolici che hanno già dichiarato che voteranno quattro sì. Non condividono che lo Stato imponga a tutti l’osservanza di un principio che deriva da una credenza di origine religiosa secondo la quale un embrione è già da considerarsi in partenza persona. E’ inammissibile bloccare la ricerca medica, quand’anche solamente finalizzata alla cura di gravi e per ora incurabili malattie genetiche e degenerative, solamente in conformità a simili credenze.