Intervista a Giulio Cossu: «Grave danno lo stop alla ricerca sugli embrioni»

«Quanti guasti con la legge 40: le staminali possono curare malattie come la distrofia muscolare»

Giulio Cossu dirige l’Istituto di ricerca per le cellule staminali del San Raffaele di Milano. Da molti anni si occupa di distrofia muscolare: l’obiettivo del suo gruppo è crea re, grazie alle staminali adulte, un muscolo sano in un organismo affetto da questa malattia. Per ora si parla di animali. L’uomo dovrà aspettare perché i tempi della ricerca sono lunghi. «E’ per questo che mi indigno quando sento dire che la ricerca sulle staminali embrionali è una perdita di tempo solo perché finora non ha prodotto nessu na applicazione clinica». In questo mese che ci separa dal referendum sulla legge sulla fecondazione assistita, però, la ricerca di Cossu subirà un forte rallentamento: «Sto spendendo il 30 per cento del mio tempo per spiegare i risvolti negativi della legge 40». In particolare per quanto riguarda proprio la ricerca sulle staminali, quelle cellule indifferenziate che sono in grado di trasformarsi nei tessuti dei nostri organi: la pelle, il cuore, il fegato.

Allora partiamo da qui è vero che questa legge è un ostacolo alla ricerca?

Tra le varie cose negative che questa legge porta con sé, c’è anche questa: un ostacolo alla ricerca con cellule staminali embrionali umane, uno dei settori di punta della ricerca biomedica nel mondo. Rendere estremamente difficile lavorare con queste cellule ha già prodotto un grosso danno. Si è perso molto tempo nei confronti dei competitori stranieri. Anche se la norma verrà abrogata, rimarremo indietro.

Cosa dice la norma?

Dice che è vietato produrre embrioni umani, ma anche utilizzare embrioni non impiantati e congelati, per creare nuove linee cellulari. In teoria, rimarrebbe la possibilità di utilizzare linee cellulari create fuori dall’Italia. Ma questo vuol dire prendere un prodotto di seconda o terza mano. Ci sono pochi centri al mondo che producono queste cellule e sono subissati da richieste: è facile avere un prodotto peggiore di quello che si avrebbe producendolo da sé. Ma c’è anche un vantaggio teorico a creare le linee cellulari: si potrebbero, infatti, selezionare embrioni affetti da una determinata malattia genetica e curare le cellule staminali da questi derivate in vitro inserendo un gene sano prima di indurre le cellule a differenziarsi nel tessuto che vogliamo. Un esempio: avendo a disposizione le cellule di un embrione che presentano l’anomalia genetica responsabile della fibrosi cistica, si potrebbe studiare il modo di correggerle geneticamente in coltura in modo da indurle a trasformarsi in cellule normali delle mucose.

Cosa vuol dire creare una linea cellulare?

Si prende un embrione e si mette in coltura con sostanze nutrienti. Le sue cellule esterne formano un tappetino, mentre un gruppetto di cellule, quelle che si chiamano il bottone embrionale, se le condizioni sono buone, cominciano a crescere. La cosa interessante è che rimangono indifferenziate e quindi da poche cellule staminali se ne possono ottenere miliardi. A questo punto, si può indurle a differenziarsi in diverse cellule: del sangue, del cuore, nervose, del fegato.

Alcuni sostengono che quello che si può fare con le staminali embrionali si può fare anche con le staminali adulte, ovvero con le cellule indifferenziate che troviamo nell’organismo adulto. E’ così?

Le cellule staminali utilizzate nella cura delle malattie sono finora solo quelle adulte, in particolare quelle del midollo osseo, usate per il trapianto di midollo, e quelle dell’epidermide, usate per ricreare la pelle degli ustionati. Inoltre, il nostro gruppo ha dimostrato nel ’98 che le staminali del midollo osseo sono in grado anche di produrre cellule del muscolo scheletrico e altri ricercatori hanno visto che possono fare anche cellule del fegato e del cuore. Ma si tratta dell’osservazione di una potenzialità, il problema è che le cellule riescono a differenziarsi in ciò che vogliamo con una frequenza che va dall’uno per mille all’uno per cento dei casi. Troppo poco per curare una malattia. E al momento non abbiamo uno strumento che trasformi 100 cellule del midollo in 100 cellule del fegato.

E le staminali embrionali?

Finora non è stato curato nessun uomo con le staminali embrionali.
Ma è un circolo vizioso: se si rallenta la ricerca è difficile che avremo applicazioni cliniche. Negli animali però i risultati sono incoraggianti. In uno studio del Massachussetts Institute of Technology, ad esempio, si sono prese staminali embrionali di un topo affetto da una malattia genetica, si sono curate in coltura, trasformate in cellule del sangue e inserite nel topo malato. E il topo è guarito. Buoni risultati si sono ottenuti anche con le cellule del pancreas, il che potrebbe voler dire una cura per il diabete. Anche qui c’è il problema di trovare il modo di far trasformare tutte le staminali in ciò che vogliamo, ma si parte da percentuali molto più alte rispetto alle adulte. Credo che nel futuro si potrà ottenere una cura con le staminali adulte per alcune malattie, ma per altre, al momento, le speranze sono nelle embrionali. In ogni caso le probabilità di trovare una cura aumentano se si percorrono entrambe le strade.

Ma la ricerca sulle embrionali pone un problema etico?

L’embrione su cui si lavora è un insieme di circa 60 cellule, talmente piccolo che non si vede ad occhio nudo, in cui non c’è sistema nervoso e che ha solo una prospettiva di dare origine ad un bambino a patto che trovi un utero che lo ospiti. Del resto, bisogna ricordare che normalmente solo uno su tre embrioni fecondati arriva a nascere. Quando si passa alla fecondazione in vitro, la percentuale diventa uno su cinque. Nella donazione terapeutica è uno su cento, ma nella donazione dei primati è zero, perché nessuno ha mai donato una scimmia e tantomeno un uomo. Se poi parliamo di embrioni congelati, bisogna ricordare che il ginecologo è in grado di distinguere subito quelli buoni da quelli che si sono deteriorati: questi ultimi non possono essere impiantati, ma contengono cellule che possono dare origine a staminali embrionali. La legge dunque parte da un presupposto sbagliato: che l’embrione sia una persona. In realtà, ha solo una probabilità di diventare persona. E non è neppure un individuo. Come dice un mio amico: le gemelle Kessler erano un unico embrione, ma avrebbero accettato che la Rai le pagasse come un unico individuo?

L’Europa come la pensa in fatto di ricerca con le staminali?

So che c’è un contenzioso in corso. Alcuni paesi, tra cui la Germania e l’Italia, hanno protestato perché la Commissione europea finanzerebbe ricerche che i singoli stati non vogliono. Non so come finirà,ma so che sulle staminali embrionali umane i ricercatori hanno avuto luce verde da Bruxelles.