Lella Costa: «Referendum: uomini, svegliatevi»

Lella Costa: «La legge sulla fecondazione un insulto non solo per le donne, io voterò quattro Sì per abrogarla».

Lella Costa è inarrestabile. Non riesce a fermarsi la fanciulla «immersa in un mondo fiabesco», divenuta suo malgrado «metafora della follia contemporanea». Appena finita l’applauditissima tournée teatrale, «Alice una meraviglia di paese» (con la regia di Giorgio Gallione), eccola con l’agenda già piena zeppa di impegni. Il suo nome è teatro, tv di qualità, radio e impegno civile (da sempre con Emergency). Ieri a Milano, oggi a Roma, alla conferenza stampa del Comitato per il sì che apre ufficialmente la battaglia per modificare una legge molto ideologica, per niente laica, che spacca sia destra sia al centro. Trasversalmente. Lella Costa sarà testimonial nella campagna referendaria e il 9 giugno a Milano, la sua città, chiuderà insieme a Barbara Pollastrini, coordinatrice nazionale delle donne Ds, la maratona pro-referendum.

Quattro sì e un impegno pubblico?

«Certo, senza dubbio alcuno, è una battaglia importantissima. Di leggi brutte in questi ultimi anni ce ne hanno scodellate un bel po’, ma questa qui è la peggiore. È medievale, offensiva, violenta, invade territori e fasi della vita senza alcun rispetto. Mi sembra doveroso spendere il proprio impegno e il proprio tempo per modificare quesot testo».

Lei a Londra ha partecipato ad un dibattito con gli italiani residenti all’estero e ha parlato del referendum. Come è andata?

«È stato un incontro su libertà e giustizia, una esperienza straordinaria. Con me c’era anche Katia Zanotti, dei Ds, e la cosa che mi ha colpito è stato questo diverso sguardo sull’Italia di persone che da più o meno tempo e con più o meno distanze geografiche e emotive stanno da un’altra parte. Ci guardano e non riescono a capacitarsi di quello che sta succedendo qui. Credo che su questi temi, che dovrebbero essere garantiti dalla libertà di scelta degli individui, all’estero facciano fatica a capire l’invadenza della legge 40 nella vita delle persone. Percepiscono un preoccupante senso dell’andare indietro nel tempo».

A proposito di questo, come le sembra il dibattito in corso sul tema?

«Intanto credo ci sia stato un tentativo di far passare sotto silenzio questo referendum contando sul fatto che in fondo in fondo dovrebbe riguardare una piccola percentuale dei cittadini. Un’operazione subdola e piuttosto offensiva. Per fortuna, di contro, vedo un grande impegno femminile di solidarietà e un grande senso di condivisione dei principi a sostegno dei sì. Posso ritenermi fortunata perché ho avuto tre figlie in modo naturale, ma ho vissuto anche episodi di gravidanze con gravi patologie che ho dovuto interrompere con grande dolore e so che ogni donna che è stata toccata da queste problematiche ha una sensibilità acutissima, è pronta a mettersi in gioco per difendere i suoi diritti».

E gli uomini?

«Mi spiace molto che gli uomini non si siano sentiti offesi e violati da una legge così proibitiva. Il progetto di fare i figli in genere coinvolge un paio di persone, un uomo e una donna appunto. Non voglio neanche parlare, in questo paese, di maternità di donne sole omosessuali… Dico però che mi sembra un peccato il fatto che la legge e la sua abrogazione sia stata considerata una faccenda di donne. Lo è in gran parte per quanto riguarda gli aspetti negativi e invasivi delle norme, per il resto il messaggio che deve arrivare è che si tratta di una battaglia di tutti, a prescindere dai figli che si hanno e da quelli che si avranno».

Che ne pensa degli inviti all’astensione?

«Trovo che l’astensione sia una delle cose peggiori da auspicare in questo caso. Piuttosto è meglio invitare a votare no. Stimo moltissimo Rosy Bindi, mi spiace che la pensi in modo diverso da me, ma apprezzo quando dice “vado a votare no