Brescia: in provetta 140 bimbi all’anno

Le tecniche sono varie, così come i costi: per un ciclo da 250 a 8.500 euro

Tra poco più di un mese i bresciani saranno (ri)chiamati alle urne per esprimere un parere sulla legge 40/2004 che detta le «Norme in materia di Procreazione Medicalmente Assistita». Qualcosa in questi mesi è già stato detto. E molto si dirà nelle settimane che mancano al referendum. Quel che è certo è che si tratta di un tema complesso, e che il compito degli elettori non sarà facile.

La definizione
Secondo il Ministero della Salute si intendono di Procreazione medicalmente assistita «tutti quei procedimenti che comportano il trattamento di oociti umani, di spermatozoi o embrioni nell’ambito di un progetto finalizzato alla gravidanza». Se fino a qualche anno fa si trattava di tecniche particolarmente elaborate, oggi gli interventi sono pressochè routinari.
Le «Linee guida contenenti le indicazioni delle procedure e delle tecniche di Pma» del Ministero (pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale il 16 agosto 2004) confermano l’evidenza. Secondo gli ultimi dati relativi alla natalità in Europa le donne partoriscono mediamente a 30 anni, un anno più tardi rispetto al precedente dato del 1990. Le motivazioni di questa scelta sono molteplici e individuali ma un dato è assodato: la capacità riproduttiva declina con il crescere dell’età, tant’è che l’aspettativa di avere un figlio, per una coppia in cui la componente femminile supera i 35 anni, è ridotta del 50%.
«Dal punto di vista biologico – spiega il responsabile del centro Pma Spedali Civili, Umberto Omodei – con il passare degli anni si depaupera il patrimonio occitario dell’ovaio, e problemi come le infezioni pelviche o l’endometriosi hanno maggiori probabilità di presentarsi».
«Il 15% delle coppie in età riproduttiva soffre di problemi di infertilità – commenta Carlo Gastaldi, responsabile del centro Pma della clinica Città di Brescia -; il 50% può trovare soluzione al problema in maniera diretta, curandolo. Il restante 50% può, invece, ricorrere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita che, pur lasciando inalterata la patologia, intervengono per produrre il risultato finale: la gravidanza».

Le tecniche
Le opzioni terapeutiche di Pma a disposizione delle coppie con problemi di sterilità e infertilità sono comunemente suddivise in livelli, in base al grado di complessità ed invasività. Al primo livello fa capo l’inseminazione intrauterina, una procedura ormai routinaria e per praticare la quale sono sufficienti i requisiti previsti per l’assistenza ambulatoriale. Più complesse e più discusse le procedure «ad alta tecnologia» (o di secondo livello), tra cui le più comuni sono la fecondazione in vitro con trasferimento dell’embrione (Fivet) e l’iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo (Icsi), eseguibili in anestesia locale e-o sedazione profonda.
In una prima fase, la paziente viene sottoposta a terapia ormonale finalizzata alla crescita e alla maturazione della cellula uovo. La stessa cellula viene successivamente prelevata in ecografia e, nella fase extra-corporea, fertilizzata in vitro o con iniezione intracitoplasmatica. Dopo una cultura per un tempo che va da 48 ore a 5 giorni, l’embrione viene reimpiantato con un piccolo intervento della stessa invasività di un pap test.
Mentre la fecondazione in vitro è una tecnica ormai consolidata, spiega il responsabile del centro Pma dell’ospedale di Manerbio Antonio Muciaccia, l’Icsi necessita di strumentazioni e ambientazioni più complesse: «L’Iniezione intracitoplasmatica deve essere preceduta da diagnostica andrologica, finalizzata a far sì che a tale metodica siano indirizzate solo le coppie infertili da grave fattore maschile e solo nei casi in cui l’ausilio terapeutico è inefficace o impossibile». Esistono, infine, procedure ancora più elaborate e a cui si ricorre meno di frequente – di terzo livello – che necessitano di anestesia generale con intubazione (il prelievo microchirurgico di gameti dal testicolo, il prelievo degli ovociti per via laparoscopica e il trasferimento intratubarico dei gameti maschili e femminili (gift), zigoti (zift) o embrioni (tet) per via laparoscopica). In sede di referendum non si chiederà ai cittadini di abrogare per intero la 40/2004, ma di esprimere il loro consenso o dissenso su alcune specifiche parti della legge stessa (il cui testo è disponibile sul sito www.governo.it).
La norma non regola esclusivamente le procedure di fecondazione in provetta. Nei principi generali e nelle finalità, nei requisiti soggettivi e di accesso alle tecniche e nelle disposizioni concernenti la tutela del nascituro la legge fa, infatti, riferimento nel complesso ai tre livelli di Pma; soltanto il capo VI «Misure di tutela dell’embrione» (articoli 13 e 14) mira specificatamente a regolare lo svolgimento di procedure ad alta tecnologia (fecondazione in vitro, iniezione intracitoplasmatica e tecniche di III livello), definendo i limiti per la sperimentazione e l’applicazione delle tecniche sugli embrioni umani.

I centri
In base alle direttive di legge, gli interventi di Pma possono essere realizzati nelle strutture pubbliche e private autorizzate e di cui è istituito il registro nazionale presso l’Istituto superiore di sanità. Secondo gli ultimi dati del censimento Iss, su 301 nazionali sono 59, in Lombardia, le realtà che praticano attivamente le procedure di Procreazione medicalmente assistita sui tre livelli. La provincia di Brescia, con le sue sei strutture si colloca al terzo posto per numero dopo Milano (32) e Varese (10), prima di Como (3), Sondrio e Bergamo (2), e delle restanti province (1 per provincia).
I centri bresciani che si occupano di procreazione medicalmente assistita si suddividono in 2 pubblici, 3 privati e 1 convenzionato. L’assistita pura (Fivet e Icsi) viene praticata esclusivamente dai due pubblici (ospedale di Montichiari e di Manerbio) e dal convenzionato (casa di cura Città di Brescia), mentre i tre centri privati (due con sede a Brescia e uno a Esine) si occupano solo di inseminazione intrauterina. Se tra le strutture pubbliche e quelle convenzionate non vi è, in sostanza, differenza di costi (per un ciclo si arriva a pagare, tra ticket ed eventuali farmaci, al massimo 250 euro), meno fortunati sono i pazienti – e non è il caso dei bresciani – che si trovano ad avere a che fare con centri privati, presso cui una procedura completa può costare – spiega Omodei – oltre 8500 euro.

I numeri
Focalizzandosi esclusivamente sulle tecniche di assistita pura (II livello), sono circa 800 i cicli (tra fecondazione in vitro e iniezione intracitoplasmatica) a cui si sono sottoposte nel 2004 le pazienti dei centri ospedalieri bresciani.
Secondo Gastaldi, infine, il 2,73% circa dei nati in Italia ogni anno viene concepito in laboratorio. I bimbi venuti alla luce in provincia nel 2004 grazie alla fecondazione in provetta (praticata nei centri della Città di Brescia e degli Spedali Civili) sono stati circa 140. Un dato che fa capire quanto, anche a Brescia, il ricorso alla procreazione assistita stia diventando frequente.