Parte la campagna Ds a favore dei referendum sulla procreazione assistita. Gran cerimoniere è Piero Fassino che riunisce ieri l’intera segreteria del partito – assente Massimo D’Alema – per definire tempi e modi della battaglia referendaria. Nessuna crociata ideologica – promettono i Ds – ma un confronto reale che non debordi in uno scontro politico col centrodestra.
Gli argomenti – caldeggiano gli esponenti delle ex Botteghe Oscure – riguardano la coscienza degli individui: e sul sì ai quattro referendum – val bene ricordare – si è realizzato un fronte trasversale ai partiti.
«Noi – ha spiegato Gianni Cuperlo, responsabile comunicazione della Quercia – non votiamo per un partito politico o per una coalizione ma per dei principi». Sulla vicenda interviene anche il capogruppo dei Ds alla Camera, Luciano Violante che critica la posizione della Chiesa chiama le gerarchie cattoliche ad un confronto sereno: «Ragione e religione hanno bisogno l’una dell’altra». Insomma, assicurano i Ds, la nostra non sarà la solita battaglia tra centrodestra e centrosinistra, «ma una grande occasione di partecipazione democratica e di confronto che attraverserà gli schieramenti».
E vero campione di trasversalità – dopo l’intervista rilasciata ieri al Corsera – risulta essere il ministro della Difesa Antonio Martino: vecchia guardia liberale che ai quattro referendum sulla procreazione assistita – come ha dichiarato senza infingimenti ipocriti da seconda Repubblica – voterà «sì». Ogni giorno che passa – esulta Barbara Pollastini, coordinatrice delle donne Ds – il fronte del sì si arricchisce di presenze e di adesioni significative che vanno oltre l’ambiente politico e coinvolgono anche quello scientifico e culturale». Pochi ma più che significativi i nomi: l’ex ministro della Sanità Umberto Veronesi e i premi Nobel Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini.
E aperture dai Ds arrivano anche al fronte cattolico, ormai ampiamente rappresentato anche sotto le fronde della Quercia: i cristiano sociali di Mimmo Lucà ribadiscono le loro posizioni – in tutto e per tutto contrarie ai quesiti referendari – ma invitano al voto e si dichiarano contrari all’astensione. «Il fatto che esista una articolazione di posizioni anche nel nostro partito – osserva Cuperlo – è la garanzia della pluralità del dibattito e del rispetto delle posizioni di tutti». E per tutti, un solo obiettivo: cambiare una brutta legge».
Quanto alla macchina dell’ex Pci, sembra essere pienamente in moto: da un Consiglio nazionale previsto dopo il 16 maggio a un agile depliant di cinque paginette già pubblicato da L’Unità : dieci domande e dieci ragionevoli risposte per votare «sì» ai quattro referendum. «Quattro sì di amore, speranza, vita e scelta per le donne», è il commento di Pollastrini.
Intanto impazza la battaglia in Rai: «No a espressioni come `clonazione umana a scopo terapeuticò’ nei test degli spot televisivi» chiede il presidente della commissione di vigilanza, Claudio Petruccioli. Un’istanza di buon senso considerato il testo che illustra il «quesito numero 1»: «Se vince il sì – recita lo spot – saranno consentite la clonazione umana a fini terapeutici, la ricerca scientifica sugli embrioni e il loro congelamento. Se vince il no, la legge resta invariata». E’ un piccolo cambiamento ma non di poco conto quello che Petruccioli propone: «Se vince il sì, saranno consentite la produzione a scopo terapeutico e di ricerca medica di cellule e tessuti umani mediante clonazione, la ricerca medico-scientifica sugli embrioni e la loro crio-conservazione».
«Se vince il sì – si legge inoltre nel testo della Rai relativo al terzo quesito – saranno abrogati il riferimento ai diritti dell’embrione, i vincoli che limitano il ricorso alle tecniche di fecondazione assistita ai casi di infertilità e sterilità, il limite massimo di tre embrioni creabili per un unico e contemporaneo impianto e i limiti posti al congelamento degli embrioni». Anche qui Petruccioli batte i piedi per terra e «censura» il riferimento ai diritti dell’embrione. Un lavoro ai fianchi – quello di Petruccioli – che ha impedito che gli spot della Rai partissero, come previsto, il 2 maggio scorso. E che almeno per il momento è riuscito a bloccato l’ennesima campagna terroristica targata Rai.