Rosi Bindi: “Astenersi è una furbizia”

«Potrei votare quattro No». Rosi Bindi, cattolica, ex ministro della Sanità, della Margherita, riflette a voce alta sui referendum.

Lei sorprende, onorevole Bindi: non si astiene, contravvenendo all´invito dei vescovi, ma boccia i quesiti referendari?

«Ho deciso di andare a votare perché ritengo che il confronto sia indispensabile sulle grandi questioni, e la fecondazione assistita, la bioetica, lo sono. Ma che sia un confronto a armi pari e sereno. Non apprezzo la scorciatoia e la tattica dell´astensionismo. Anzi, vorrei centinaia di dibattiti in cui ciascuno è convinto delle proprie idee e anche del loro limite e cerca il dialogo».

Sta criticando il richiamo al non voto del cardinale Ruini e della Cei?

«No. È legittimo che la Cei e alcuni cattolici si stiano impegnando per il doppio no: no alla legge e no al referendum. Ma personalmente penso sia giusto che il Paese si esprima e lo strumento referendario, per quanto inadeguato, è in campo. Quando parlo di confronto a armi pari intendo dire che non mi piace la tattica furba, e forse anche efficace, di sommare l´astensionismo fisiologico di chi va al mare con l´astensionismo per convinzione. ».

Lei ha votato la legge 40: come donna non pensa che l´obbligo di impianto di tutti gli embrioni fecondati , e il divieto di indagine pre-impianto rappresentino un abuso sul corpo delle donne? Il ritorno di un´antica mortificazione?

«Il rischio di abuso sul corpo della donna c´è stato con il far west degli anni passati. Non si può ignorare che in assenza di norme ci possano essere stati comportamenti irrispettosi. La legge era assolutamente necessaria. C´è da chiedersi quanto poco rispettosi della vita, della salute, del corpo della donna sia stata l´assenza di regole».

Quand´era ministro della Sanità perché non fece una scelta pragmatica: un regolamento proprio per evitare il far west della provetta?

«Mi suggerirono ripetutamente di fare un regolamento. Ma questa è una materia che tocca i diritti soggettivi delle persone: solo una legge può regolarli».

Ricomincia il clima da crociata: cattolici contro laici?

«Lo scontro ideologico e propagandistico è assolutamente da evitare».

Lei non vede un´invadenza delle gerarchie ecclesiastiche? Non c´è un gap di laicità oggi, in Italia?

«Ho già detto che ritengo legittime le prese di posizione della Cei. Tuttavia avrei preferito che la Chiesa fosse madre e maestra di valori più che di comportamenti, sui quali credo debba essere esercitata la piena responsabilità laicale».

Non eluda la seconda domanda.

«Nient´affatto. Non apprezzo chi si fa scudo della Chiesa. Un cittadino, un laico cattolico e per di più un politico non ha diritto di chiamare a sostegno delle proprie tesi e dei propri comportamenti le prese di posizione ecclesiastiche. È chiaro che la Casa delle libertà che strumentalizza tutto pur di governare, approfitta anche di questo. Per cinquant´anni la Democrazia cristiana non ha mai fatto mostra di devozione nei confronti della Chiesa e del Papa. C´è un esibizionismo strumentale dei valori cristiani: è una mancanza di laicità e allo stesso tempo di rispetto per la fede. Sulla legge 40 il governo quasi ci metteva sopra la fiducia: ha ostentato strumentalmente un presunto rapporto con il mondo cattolico».

Nella Margherita, il suo partito, la parola d´ordine è “libertà di coscienza”. Serve a evitare lo scontro interno e anche nell´Ulivo con i Ds e lo Sdi?

«A questo punto credo che la Margherita abbia fatto la scelta giusta, coerente con le decisioni prese su questa materia. Però, come ho detto spesso, è l´ultima volta che ce lo possiamo permettere».

Spieghi meglio: cosa non vi potete più permettere?

«Sia la Margherita che l´Ulivo e anche l´Unione devono sapere che le questioni eticamente sensibili chiamano in causa la responsabilità della politica. Il primato della coscienza deve essere sempre e comunque assicurato, garantito come valore, ma non come alibi per sfuggire alla sintesi politica».

Onorevole Bindi, vuole che Prodi se ne occupi nel programma?

«Anche su questi temi non c´è da perdere neppure un giorno. Se puntiamo a una coalizione davvero unita è grazie alla sintesi di programma che si verificherà. E poi, vogliamo dirlo?».

Diciamolo

«L´Unione ha vinto le regionali. La Cdl le ha perse per la sua contraddizione, debolezza, incapacità a governare, ma noi le abbiamo vinte per avere imboccato la strada giusta: quella dell´Unione, della Federazione dell´Ulivo, della leadership di Prodi, del programma. Trovo quanto meno singolare che quando inizia un terremoto nella Cdl qualcuno chieda specularmente cambiamenti nel centrosinistra».