Fecondazione, un fronte del sì tra le donne della Cdl

VERSO LE URNE / Il ministro delle Pari Opportunità: voterò per cambiare la legge, via libera anche all’eterologa. L’azzurra Sestini: si deve tenere conto dei diritti dell’embrione. A favore del referendum Prestigiacomo e Ioannucci (FI), le leghiste Boldi e Clerici. Ma prevale ancora la scelta di astenersi.

Si sgranano le parlamentari della Casa delle Libertà per il referendum. Unico denominatore comune l’atteggiamento con cui si avvicinano all’appuntamento del 12 e 13 giugno. Motivate, sensibili la maggior parte a una problematica che le coinvolge in modo profondo, non ideologico. Intenzionate a scegliere secondo coscienza. Ma divise su cosa sceglieranno. Prevalgono astensioniste e sostenitrici del «no» a tutti e quattro i quesiti. Presenti ovunque, però, in Forza Italia come nel1a Lega, An e Udc, le voci controcorrente. Si è levata sopra le altre, fin dall’inizio del dibattito fra i banchi del la Camera, quella di Stefania Prestigiacomo: «Esprimerò 4 sì, anche sull’eterologa. Vorrei che la campagna referendaria fosse all’insegna del confronto. Ritengo che le donne italiane abbiano diritto a ricorrere alla fecondazione assistita con le stesse percentuali di successo di altri paesi, per non essere costrette al turismo procreativo», ribadisce lì ministro delle Pari opportunità, che solo pochi giorni fa parlava fitto fitto con Silvio Berlusconi, probabilmente dell’argomento.

FORZA ITALIA — Il sondaggio del Corriere, conferma la spaccatura tra le parlamentari azzurre. Solo la senatrice Maria Claudia Ioannucci è sulla linea Prestigiacomo, le altre si dividono tra no, astensione e incerte. «Sono per l’abrogazione dei divieti – ragiona la Ioannucci, docente di diritto pubblico, libertaria, cattolica – ognuno deve poter organizzare la propria vita come vuole, il legislatore non può mettersi in mezzo, fermo restando che la libertà non deve superare certi limiti, come per la donazione. Cosa mi guida? Insegno agli studenti che la forza di uno Stato risiede nel rispetto della libertà individuale». Non andrà al seggio Elisabetta Alberti Casellati, sottosegretario alla Salute, avvocato «non per rispondere a certi appelli, ma perche ritengo i quattro quesiti troppo tecnici, improponiblli, incomprensibili per il cittadino. In questo caso il referendum diventa strumento di una battaglia ideologica. Dunque mi astengo, sperando che la legge non cambi. Trovo che tuteli le donne e che difenda i valori della società». Di queste norme non se ne deve toccare una, incalza Grazia Sestini, Senato, sottosegretario al Welfare, membro del Comitato scienza e vita, «Qui è in gioco la dignità umana. Le coppie infertili vanno aiutate, ma tenendo conto dei diritti di tutti, anche dell’embrione». Maria Burani Procaccini entra nel dettaglio: “Nessuno può negare che l’embrione sia subito vita, non c’è mai stata una sperimentazione seria sulle staminali da esso derivate».

COMPATTE IN AN — Più compattezza in An. Si astiene la senatrice Maria Grazia Siliquini, («seguo Ruini, mi impegno perché non venga raggiunto il quorum»), mentre voteranno no Carla Castellani, Angela Napoli e Daniela Santanchè, quest’ultima con motivazioni di ordine pratico che faranno imbestialire il nutrito partito delle primipare attempate: «Noi non siamo programmate per far figli dopo i 40 anni. Io lo sono diventata a 34 ed era già tardi. E’ su questo che dobbiamo riflettere. È giusto ricorrere alla provetta solo perché a un certo punto della nostra vita, tardivamente, ci ricordiamo di volere un bambino?».

LEGA E UDC — Nella Lega conferma le sue posizioni Rossana Boldi che scriverà «sì» su tutte le schede. La seguirà, almeno in parte Giovanna Bianchi Clerici, deputata, giornalista di Gallarate, pentita: «Sarà un voto straziante. Dirò no solo all’eterologa perché credo che un bambino abbia diritto a sapere chi è il genitore biologico, in aula mi ero adeguata con perplessità alle indicazioni del partito, ma ora dentro di me prevale la certezza che questa legge sia troppo penalizzante per la donna”. Francesca Martini invece il 12 giugno se ne andrà al mare, perseguendo la strategia anti urne: «Avevo già deciso prima che Ruini chiamasse all’astensionismo», precisa il capogruppo Lega in Commissione Affari Sociali affermando che l’eterologa può dare origine a «situazioni raccapriccianti». A differenza dell’unica collega Udc alla Camera, Anna Maria Leone, astensionista, Erminia Mazzoni, avvocato di Benevento, non ha ancora dissipato i suoi dubbi: «Ho votato no alla legge a Montecitorio, ma non sono convinta che una modifica referendaria sarebbe una risposta adeguata. Sono tentata di dire no per evitare danni peggiori».