Severino Antinori: “La fecondazione assistita e gli errori di Berlusconi”

Caro Feltri, in tempi come questi, dove, vivaddio, il referendum più intrigante riguarda le capacità di recitare di Costantino, e l’oggetto maggiormente desiderato dalle italiane, secondo rigorose statistiche di mercato, è il frigorifero con televisore incorporato, permettimi o meglio consentimi, visto che dobbiamo adeguarci ai tempi, di parlare della fecondazione assistita, una tecnica che riguarda quella meravigliosa e coinvolgente entità che si chiama vita.

Forse chiamare in causa un fenomeno di così assoluta rilevanza, nel nostro mondo spesso effimero e superficiale, può apparire fuori luogo specialmente se viene messo in correlazione con la situazione politica italiana e con Berlusconi, del quale tu hai detto che “abbiamo bisogno di Silvio perché i suoi avversari sono peggio di lui”. Proprio per che questo uomo politico è diventato un punto di riferimento del quale non si può fare a meno nel bene o nel male, credo che abbiamo il dovere di ricordare un aspetto non marginale dei suoi errori, anche se da pochi indicato con chiarezza.

Da quando Riccardo Scarpa su “Il Secolo” ha parlato in maniera chiara di fine del berlusconismo, molti si sono interrogati sulle presunte cause di questo brusco ridimensionamento elettorale di Forza Italia e del suo fondatore. Il mio avvilito e forse gracile parere, che non ha la pretesa d’essere totale e conclusivo, si può compendiare in una particolarissima e forse limitata, ma non per questo meno valida, osservazione: Berlusconi ed i suoi ineffabili consiglieri non si sono resi forse conto di commettere, nei confronti della fecondazione assistita, una grave angheria, dando l’impressione di volere, in maniera curiale, circoscrivere o addirittura eliminare la libertà di scelta. Mi spiego. Un certo atteggiamento prelatizio ha fatto nascere, forse solo in alcune persone, l’idea che si volesse, come dire, recintare l’insopprimibile diritto di scelta delle modalità della vita. Non si può in sostanza, caro direttore, parlare ad ogni piè sospinto di liberismo e di libertà e nello stesso tempo togliere il respiro a chi vuole ricorrere alla fecondazione assistita per affermare il diritto alla vita della propria discendenza e consigliarlo alla rassegnazione.

Si affermerà che la mia è una preoccupazione eccessiva, che scambio lucciole per lanterne a causa del mio limitato angolo di visuale. Certamente ci sono cause ben più vaste della momentanea carenza di consenso, ma non posso fare a meno di notare che il berlusconismo, sotto molti aspetti, è stato interpretato come un soffio, diciamolo pure, d’aria libera nella stagnante vita politica italiana.

Al contrario, questo movimento o se vogliamo questa cultura, in maniera quasi subdola, ha cercato, in un colpo solo, di confinare in una sorta di Siberia culturale la libertà di cura, la libertà di ricerca scientifica e,infine, la libertà di procreare. Tre diritti negati nello stesso momento storico. Tutto questo da parte di chi ci aveva chiesto una sorta di cambiale in bianco, che moltissimi hanno sottoscritto con entusiasmo assoluto, in cambio della creazione di un solido baluardo in difesa della libertà. Non è per niente un caso, signori miei, che proprio i radicali con le loro generose iniziative siano stati emarginati ed esclusi dal contesto politico o per lo meno non sia stata ostacolata la volontà di emarginazione manifestata da una limitatissima frangia di cattolici. Questa estromissione (particolarmente odiosa perché avrebbe inevitabilmente fornito l’alibi alla sinistra con evidenti vocazioni antilibertarie),ha fatto nascere in molti il sospetto di essere abbindolati, quantomeno di non essere davvero tutelati. Certo la fecondazione assistita è un tema che non riguarda, per fortuna, la totalità degli italiani, anche se il 12 giugno saremo tutti chiamati ad esprimere un parere in merito. Ma il numero delle coppie che si rivolgono a questa pratica medica sempre più bistrattata e rinchiusa in un orticello angusto dove per di più tira un’aria di manifesta insoffcreriza nei confronti di chi si interessa scientificamente del problema, riguarda un numero eccezionale di coppie che coinvolgono nel loro calvario genitori, parenti cd amici.

Ci sono dunque anche esigenze elettorali del problema sul quale non mi dilungo oltre. Egrave, tuttavia, che certe esigenze di libertà siano state messe in secondo piano rispetto a considerazioni falsamente moralistiche o, peggio ancora, a pregiudizi