Quando è possibile parlare di vita e di essere umano? Alla ricerca e definizione di uno statuto ontologico dell’embrione si è dedicato, ieri a Santa Maria la Nova, un dibattito organizzato da Bruno Fimiani dell’Associazione Radicali per la città metropolitana e che ha avuto tra i relatori i professori Ersilia Tufano, rappresentante dell’Associazione, Massimo Aprile, pastore e teologo battista, Pasquale Giustiniani, teologo e docente al Suor Orsola Benincasa, e Francesco Lucrezi, studioso di ebraismo. A moderare l’incontro il professor Raffaele Podromo, docente di bioetica alla Facoltà di Giurisprudenza della Sun.
La riflessione corale, in vista dell’imminente campagna referendaria per il referendum abrogativo della legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita (12-13 giugno), è partita dall’assunto, per nulla scontato di questi tempi, di una laicità non solo dello Stato quanto della stessa morale.
E su questo punto è stato interessante l’intervento di Ersilia Tufano che ha riaffermato la libertà quale valore fondante della morale, un valore che tuttavia è controverso per il fatto stesso di contenere in sé aspetti positivi e negativi: «La libertà – ha affermato la Tufano – non sta in una morale prescrittiva quanto piuttosto in una continua ricerca, nel porsi questo valore come un problema e nell’assunzione di responsabilità da parte di ognuno». Lo stesso Cristianesimo, chiarisce la rappresentante dei Radicali, nasce come religione laica, che lascia all’individuo la libertà di agire secondo coscienza. «Il fatto che la Chiesa si appoggi a una legge dello Stato per affermare la propria morale – ha proseguito la Tufano – evidenzia non solo una sua debolezza ma anche il tradimento di quelle che sono le sue origini».
E il Cristianesimo è chiamato in causa anche da Massimo Aprile, pastore battista, appartenente ad una religione, quella evengelica, che non prevede encicliche e per la quale l’etica è l’etica della responsabilità. «È una pretesa discutibile – dice – mettere sullo stesso livello embrione ed essere umano ed è una contraddizione una legge come la 40/2004 che determina un paradosso se messa a confronto con la 194/78 che legalizza l’aborto». Ma per arrivare a queste conclusioni Aprile sceglie di percorrere una strada che passa per i testi sacri e ricorda come da Abramo e Sara, nel Vecchio Testamento, a Elisabetta e Zaccaria, nel Nuovo, il superamento della condizione di sterilità venga letta come un segno della misericordia di dio. Addirittura il pastore paragona simbolicamente l’episodio in cui Agar partorisce Ismaele sulle ginocchia di Sara a quella che potrebbe essere oggi un’esperienza di utero in affitto. E ancora, spiega Aprile, «sarebbe più opportuno cominciare a parlare di essere umano laddove comincia la vita biografica e non quella biologica della persona; perché la vita comincia con le relazioni, con il “fare e preparare spazio” al proprio figlio da parte dei genitori».
Seppur su posizioni meno nette il teologo Pasquale Giustiniani, ieri voce della dottrina cattolica, ha ben espresso le sfumature che esistono all’interno della stessa dottrina. Ha preferito invocare la logica e la valutazione delle quote di ragionevolezza di ogni voce sulla questione, senza però perdere le proprie identità. Giustiniani ha così fatto riferimento alla “Teologia morale della vita fisica” specificando che il testo sacro non è mai l’unico strumento a cui appigliarsi. Un grande ruolo è oggi riconosciuto, anche dai cattolici, al confronto con la tradizione e alla ricerca e indagine appassionata lasciando aperta alla coscienza dei singoli credenti la possibilità di ripensamento. «La Chiesa cattolica – ha spiegato – non è per i dictat, ma per indicare degli orientamenti». Su questo, secondo il teologo, va ripresa la visione di papa Giovanni Paolo II che non si è tirato indietro dal chiedere perdono, col senno di poi, per “errori storici” compiuti dalla Chiesa per una eccessiva rigidità delle dottrina in determinate epoche.
E anche l’ebraismo si è rivelato una miniera di spunti sul tema dell’embrione. Come ha spiegato il professor Francesco Lucrezi, «il primo precetto biblico fondante è l’incentivazione della vita e la forte promozione della generazione». Ma l’aspetto più pertinente in questo confronto tra Italia e Israele, tornando al punto da cui siamo partiti, ovvero dall’assunto della laicità dello Stato e della morale, sta proprio nel fatto che in Israele non esiste la verità pronunciata. È vero sì che la Torah è immodificabile, ma la sua interpretazione è sempre libera e mai definitiva. Genera quindi creatività. Partendo da questo esempio di flessibilità Lucrezi conclude che «nella bioetica è sempre una violenza voler imporre un’interpretazione che chiude ogni dialogo con l’avversario».