Dal Foglio: risposta a Ferrara sulle legge 40

Caro direttore,
ferma restando la validità razionale della distinzione fra pre-embrione ed embrione (da lei giudicata “troppo sottile”) che, di fatto, impedisce a chiunque di potersi identificare in quello zigote che nei primi giorni dalla fecondazione potrebbe dividersi e dare luogo a due o più gemelli, vorrei introdurre qualche altro spunto di riflessione.

– In natura (e in laboratorio) la probabilità che la fusione di due gameti dia origine ad un impianto varia tra il 20 e il 35%, dunque il 65-80% degli embrioni prodotti dall’umanità vanno dispersi e tutti coloro che hanno contribuito con il loro seme all’avventura umana nei millenni sarebbero, se uno zigote non impiantato avesse lo stesso statuto giuridico di una persona, responsabili della più grande strage di innocenti della storia!
Una soluzione sarebbe quella di accettare che la vita passi attraverso il sacrificio di molti per tutelare la sopravvivenza di pochi, smettendo però di stracciarsi le vesti ogni volta che si dibatta di cellule staminali.

Un’altra sarebbe quella di conferire il primato razionale alla tesi del filosofo cattolico Jacques Maritain (riproposta da Evandro Agazzi nel suo ultimo intervento sul Domenicale del Sole-24 Ore) che in un suo testo edito nel 1973 affermava: “Ammettere che il feto umano dall’istante della sua concezione riceva l’anima intellettiva, quando la materia non è ancora in nulla disposta a questo riguardo, è, ai miei occhi, un’assurdità filosofica. E’ tanto assurdo come chiamare bebè un ovulo fecondato.