“Il dibattito sulle cellule staminali embrionali sta oscurando anche la ricerca oncologica in questo settore. Ma va capito che, quando si parla di staminali tumorali, il discorso e’ totalmente diverso e l’etica non c’entra nulla”. “Il cancro non e’ un agglomerato di cellule impazzite bensi’ una massa di cellule che tendono a organizzarsi e a stabilire relazioni con l’organismo ospite. Ed e’ molto probabile che la chiave di questa interazione siano proprio le staminali tumorali”, le ‘cellule bambine’ del tessuto malato. Il problema, infatti, e’ che “nessuna delle cure oggi disponibili e’ in grado di distruggere le staminali tumorali: le terapie attuali colpiscono la massa cancerosa, ma non possono nulla contro le sue staminali, lasciando un ‘seme’ da cui la neoplasia puo’ riformarsi”.
Da qui la necessita’ di concentrare gli studi su queste cellule: “I risultati non possiamo ancora prevederli, ma le speranze sono altissime”, e’ convinto l’esperto. Il ‘numero uno’ dell’Ifom ha quindi elencato altri tre obiettivi della ricerca futura: farmaci intelligenti, terapie ‘su misura’ e nuovi test diagnostici. “Il sequenziamento del genoma umano ha moltiplicato di 30 volte l’arsenale delle potenziali armi contro il cancro: da mille geni noti siamo passati a 30 mila, tutti possibili ‘bersagli’ per mettere a punto nuove molecole capaci di colpire solo i tessuti malati senza attaccare quelli sani”. Non solo. Gli orizzonti aperti dall’era post-genomica permetteranno di studiare “nuove terapie personalizzate in base al profilo genetico di ogni singolo paziente” e di sviluppare “nuovi test per la diagnosi precoce. Tecniche che siano sempre piu’ semplici da usare, mininvasive, affidabili ed economiche”.