Eppure, ricorda, l’ultimo appello di Giovanni Paolo Il allo Stato italiano fu per un atto di clemenza: era il 15 novembre del 2002 quando Karol Wojtyla salì a fatica i pochi gradini dell’aula di Montecitorio e, seduto sullo scranno più alto, tra i presidenti del Parlamento, Casini e Pera, chiese “pace e clemenza per i detenuti”. Impegno che la politica si è palleggiata e ha fatto naufragare in un gioco di veti incrociati. “Se il premier, il capo dell’opposizione, i presidenti di Camera e Senato, il Quirinale rispondessero positivamente, chissà che il Papa non possa saperlo e costituisca un atto concreto di riconoscenza, di compassione, di riparazione”, commenta Pannella. Ricorda altresì che, sebbene l’usanza sia in disuso, in occasione di eventi eccezionali, si fanno atti di clemenza. L’iniziativa radicale è un fulmine a ciel sereno sulla politica italiana. Un argomento che però Giulio Andreotti, il senatore a vita e sette volte premier, aveva a sua volta Sollevato commentando in tv l’agonia del Papa: “L’indulto è una grave inadempienza che abbiamo sulla coscienza: un argomento sul quale bisogna tornare e che spetta al Parlamento, non ai governi”.
Nelle carceri di tutta Italia, dove ieri si sono tenute veglie di preghiera per il Papa, e una boccata di speranza. Paolo Cento, leader dei Verdi, va a Regina Coeli; ne parla con i carcerati. “E il vero modo per rendere omaggio al Papa, poiché si tratta di un impegno mancato e le condizioni di vita carceraria sono al collasso”. Ma è il primo a smorzare facili illusioni. I .56 mila carcerati negli istituti ti di pena sovraffollati, che dovrebbero ospitarne circa un terzo, non devono coltivare illusioni sulla possibilità che i partiti, già alle prese con le politiche del 2006, si impegnino per amnistia o indulto.
“Quando si va alle urne, si fa la faccia truce -commenta Gaetano Pecorella, il presidente forzista della commissione Giustizia di Montecitorio- io comunque valuterò subito la settimana prossima se c’è una maggioranza ampia e trasversale per affrontare la questione e riprendere l’iter parlamentare congelato. Apertura anche dal responsabile Giustizia di Forza Italia, Giuseppe Gargani: “Siamo disposti a discuterne; è stata la sinistra a mettere veti”. E un sì, anche dall’avvocato forzista Carlo Taormina, da Alfredo Biondi, e da Luigi Vitali. Reazione severa di Anna Finocchiaro dei Ds: “Non parlo di amnistia fino a quando non si manifesta un fronte compatto e sincero, perché non si gioca con la vita e la speranza delle persone”. E se veti ci sono stati a quell’atto di clemenza, per il quale tanto il Papa si è speso, “sono arrivati proprio dalla Casa delle libertà”. Quando fu approvato il cosiddetto indultino nel 2003 (sì snaturando la proposta di legge di Giuliano Pisapia del Prc e Enrico Buemi dello Sdi) ci fu uno scontro senza esclusione di colpi tra i Poli: oggi di quel provvedimento (cioe della sospensione di due anni di pena per chi avesse scontato metà della condanna) ne hanno beneficiato 4.400 detenuti. E il tan-tan delle carceri lancia adesso l’allarme per le conseguenze della cosiddetta legge “salva Previti”: quando sarà definitivamente approvata, la popolazione carceraria potrebbe crescere del 40% per via dell’inasprimento delle pene per i recidivi. Lo spiega Irene Testa dell’associazione radicale “Il detenuto ignoto”.