Comunità ebraica: sì alla diagnosi sugli embrioni

Ariela Piattelli
Il rabbino capo di Roma: «Una scelta difficile. La nostra religione è contraria alla fecondazione eterologa, ma favorevole alla ricerca»

Crescete e moltiplicatevi », queste le parole che indicano nella Torah (Bibbia) un preciso dovere, quello di dare continuità all’umana specie: un concetto chiaro e semplice, eppure, alla luce delle possibilità che oggi offre la scienza, le cose sembrano molto complesse.

Tra la posizione dei cattolici e quella dei laici in materia di fecondazione assistita, prende voce, per la prima volta in Europa, anche la comunità ebraica. Martedì sera a Roma, presso il Campidoglio, si è svolto un incontro, moderato da Fiamma Nirenstein, sulla «procreazione assistita» (organizzato dal Benè Berith e dall’Associazione Medica Ebraica), in cui Riccardo Di Segni, Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma, ha spiegato come l’ebraismo deve relazionarsi a questa tematica e prendere una posizione consapevole al referendum che proporrà attraverso quattro quesiti la parziale abrogazione della legge sulla procreazione medicalmente assistita. Alcuni nuclei concettuali dell’ebraismo offrono un valido spunto di riflessione, ma certo è che la posizione non è univoca, esistono diverse «scuole» di riferimento e nella leg ge ebraica è spesso sottile il confine tra ciò che è permesso e ciò che non lo è, per questo ogni quesito proposto dal referendum deve essere affrontato singolarmente: «Il passaggio tra l’indicazione della legge religiosa e la scelta di voto non è semplice: le scelte referendarie da fare non sono univoche e non c’è mai piena concordanza o discordanza con le norme religiose. L’applicazione della Halakhà (la legge ebraica) alla scelta politica è un problema complesso che va discusso». La posizione della comunità ebraica, come ha spiegato Di Segni, è complessa e articolata: il referendum propone l’abolizione di una regola che proibisce alcune pratiche vietate dall’ebraismo (come la fecondazione eterologa), ma d’altra parte propone di abolire le norme che proibiscono pratiche consentite dall’ ebraismo, come la ricerca e la diagnosi sugli embrioni (modo efficace e preferibile per prevenire malattie).

La discussione all’interno della Comunità resta aperta su molti aspetti, ma il dibattito interno, spiega Di Segni, offre validi spunti di riflessione: «Su argomenti così importanti gli ebrei stanno portando un contributo fondamentale sia sul piano etico che su quello scientifico. Limitare l’orizzonte della discussione tra Chiesa e Laici, ignorando il contributo ebraico, priva tutti di una grande ricchezza».