Caro Foglio, della campagna radicale sull'”ospitalità” ci sarà tempo per discutere. Però Luca Coscionì non è un emotivo simbolo di partito, almeno non per me, che sentii parlare da lui — da quella sua voce — per la prima volta delle possibilità offerte dalla ricerca sulle cellule staminali, embrionali e no, che lo conobbi come un militante impegnato sulle ardue questioni della libertà e dei limiti della scienza e della cura, e come un autorevole candidato, per esempio, a far parte di quel Comitato bioetico dal quale fu viceversa escluso con argomenti che mi apparvero pretestuosi. La ragione vera, mi parve, era in una sua ruvidezza scorbutica: un cattivo soggetto. Se tu, Foglio, avessi ragione, Coscioni potrebbe essere un capolista nonostante la sua malattia, e non anche per aver fatto un suo uso della malattia. Intanto, penso questo: che l’offesa inferta alla carità cristiana dal veto al nome di Luca Coscioni costerà ai suoi autori più di un referendum perduto.
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