<b>13 Febbraio 2003</b> – Con la sua autorevolezza Francis Crick, laurea in fisica e premio Nobel in medicina, anni fa rimarcava che in biologia c'è tanto empirismo, ma poca teoria. Anche per questo alle domande più complesse i biologi spesso sfuggono con ambigui "mai dire mai". Nelle scienze tutto è possibile, tranne ciò che ne viola le leggi. In fisica, l'esempio più calzante è il moto perpetuo. In biologia, potrebbe essere la clonazione umana. I lavori sui cloni sono spesso mediocri, ma escono su riviste prestigiose. I mass-media li riportano (quando non li anticipano) con grande risalto, anche se è sfacciata pubblicità. Giuristi, bioetici, teologi, istruiti da questi più che da quelle, li dibattono sottilmente. È così che la visibilità diventa credibilità. Clonare per transfer di nuclei somatici in ovuli enucleati viola due principi teorici empiricamente dimostrabili.
1. La discontinuità genomica zigote-soma. Nel corso di differenziamento, sviluppo, malattie, invecchiamento, il genoma delle cellule somatiche diventa sempre più diverso da quello dello zigote di partenza.
2. L'ineguaglianza DNA-gene. Non tutte le sequenze di DNA sono geni. Lo sono quelle che determinano le diverse caratteristiche di un individuo, variabili da cellula a cellula. La stessa sequenza sarà un gene in una cellula, in un tessuto, in uno stadio dello sviluppo; in altri, no.
Su questi principi si basa la riproducibilità del differenziamento. I miliardi di cellule che nell'uomo si ripartiscono in circa 200 tipi diversi sono teatro di complicate e mutevoli coreografie: protagonista il genoma, che pure cambia da tipo a tipo di cellule, anche se di poco. Tutt'attorno comprimari e comparse cambiano invece parecchio e concorrono così con il DNA alla formazione dei diversi organi. A queste interazioni nel 1940 Waddington diede il nome di "epigenetica".
L'epigenetica è il peggior nemico della clonazione. Questa esige che il genoma trasferito nell'ovulo: (a) come sequenza sia "continuo" rispetto a quello dello zigote di partenza; (b) come complesso si rimodelli sino a diventare un nuovo zigote. Entrambe le esigenze sono molto impegnative: non sorprenda se i due partner (ovulo e genoma somatico) sono spesso inadeguati. L'enucleazione dell'ovulo può rimuovere porzioni critiche del suo citoplasma, mentre il genoma somatico, più o meno continuo, non è certo programmato per la riproduzione.
La totipotenza è la capacità di una cellula ad attuare il programma di differenziamento che porta ad un individuo completo e funzionale: carattere complesso e graduale, è presente nello zigote e in quegli embrioni a più cellule che la natura riesce di rado a suddividere in gemelli monozigotici, ma i clonatori mai. Nel tempo la totipotenza viene erosa dall´epigenetica. Ecco perché in un adulto le cellule che contengono un genoma in grado di riprogrammarlo sono rare e diminuiscono con lo sviluppo. Tra di esse ce ne sono alcune che possono produrre dei cloni: che però sono pochi, differenti dall'atteso, spesso malati. Ma non è sempre così.
Le piante si clonano bene: forse sono meno differenziate degli animali. Inoltre in natura la progenie è più o meno simile ai genitori, ma mai identica. La chiave è il sesso: evolutivamente è un successo, non perché assicura biodiversità alla specie e piacere all'individuo, ma perché permette ai figli di ricevere dai genitori il meglio dei loro genomi. Michod in "Eros and evolution" mostra che il sesso serve a riparare il DNA, favorendo la ricombinazione delle parti migliori del genoma di ciascun genitore: si formano così nuovi genomi parentali, revisionati al meglio. Ai cloni questa riparazione è negata. In più, già nell´800 Haeckel osservava che «l´ontogenesi ricapitola la filogenesi»: ne segue che non si può far tornare indietro né l´evoluzione delle specie né lo sviluppo degli organismi. In conclusione, clonare un mammifero contrasta con principi della biologia. Produrre una copia fedele di un uomo adulto è enormemente più difficile: bisogna trasferire nel clone anche l'intera biografia del modello, con tutti gli effetti complessi e irriproducibili che ha avuto sulla sua biologia. Missione impossibile? Pare proprio di sì, anche per i Raeliani. Ma quel che volevano era tanta pubblicità, e l'hanno avuta, gratis per giunta. [TSCOPY] (*)Università di Pavia
<i>Vittorio Sgaramella </i>