Ennesima perche’ non sarebbe la prima volta che in Afghanistan si fanno investimenti per colture alternative all’oppio e, puntualmente, per evidenti problemi di ricavi economici, i coltivatori incassano i soldi erogati alla bisogna e tornano a coltivare i loro papaveri da oppio.
Buonista perche’ parte dal presupposto di cio’ che ufficialmente sia bene o male e, stabilito che la droga sia “male”, procede a vanvera. Cioe’ senza rendersi conto di quella realta’, delle loro necessita’, dei loro tempi e di un conflitto politico in corso che non ha alcuna intenzioni di farsi penetrare da culture e colture a loro estranee, quella dell’ulivo per l’appunto (gastronomicamente ed economicamente).
Per avvallare queste proposte si tengono ben nascosti i fallimenti delle politiche di eradicazione e sostituzione delle colture che costano ingenti risorse umane e finanziarie. E’ dello scorso ottobre l’ennesimo rapporto dell’Ufficio ONU contro la Droga e il Crimine (UNODC), incentrato su “Tossicodipendenza, Criminalità e Insurrezione” in Afghanistan, rapporto che documenta il fallimento delle politiche mondiali in quel Paese (2).
Il problema, invece, potrebbe essere incanalato nella produzione legale di oppiacei per la cura del dolore andando a incontrare la domanda reale di analgesici per miliardi di poveri.
Una direzione sanitaria che non sarebbe tanto campata in aria, visto che sono gia’ diversi i Paesi nel mondo che si stanno attrezzando per il recupero di quelle droghe oggi illegali che, invece, possono essere utilizzate nelle terapie del dolore. Tendenza a cui anche l’Italia non e’ estranea: lo scorso 27 gennaio il Senato ha approvato un’ordinanza sulla cannabis terapeutica, grazie alla quale da subito si puo’ partire per la produzione e distribuzione italiana di questo farmaco antidolore (3). Questo a significare che il tabu’ sulle attuali droghe illegali e’ facilmente superabile se si affronta la questione da un punto di vista medico e scientifico. Punto di vista che potrebbe essere utilizzato altrettanto in Afghanistan, trasformando quel Paese nel produttore per eccellenza di oppiacei contro il dolore.
E’ solo questione di scelte accurate e non, come quelle del nostro ministro Frattini, solo propagandistiche e, sostanzialmente inutili e dannose, alla scienza medica, ai malati e all’Afghanistan
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