Sabato 28 novembre gli Studenti Luca Coscioni aderiscono alla manifestazione nazionale indetta dall’Unione dei Giovani Avvocati Italiani, che si riuniranno a piazza Navona per dire NO alla “controriforma” della professione di avvocato approvata dalla commissione Giustizia del Senato.
Se vuoi saperne di più, ti consigliamo di leggere l’analisi di Fabiano Schivardi su lavoce.info.
Lo scorso luglio gli Studenti Luca Coscioni hanno aderito all’iniziativa lanciata da Libertiamo a sostegno del ddl depositato alla Camera dei deputati per la liberalizzazione degli Ordini professionali. Tra i firmatari di quella proposta ci sono anche parlamentari del PDL come Benedetto della Vedova.
“Sabato scendiamo in piazza per ribadire il significato di una battaglia radicale antica, ma sempre attuale – afferma Annalisa Chirico, segretaria degli Studenti Luca Coscioni e membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani – La controriforma approvata in Commissione Giustizia è stata letteralmente dettata dal Consiglio Nazionale Forense, è un’opera restauratrice e corporativa, che respinge la logica del mercato e della concorrenza per salvaguardare esclusivamente gli interessi degli insider. Il ripristino delle tariffe minime obbligatorie, ad esempio, è evidentemente un regalo a quegli avvocati che fanno consulenza a enti pubblici e a grandi imprese. Il no ai compensi per i praticanti rema nella stessa direzione, così come l’innalzamento dei requisiti per il superamento dell’esame di abilitazione”.
“Bisogna aprire le professioni. Aprirle alla competizione e all’innovazione. Come Radicali lo diciamo da sempre, il che fa riflettere sull’inerzia bipartisan quando si toccano determinati interessi. Un groviglio di commistioni tra politica e professioni sedicenti liberali, che strozzano i giovani e i consumatori. E’ la Peste italiana, quella dei partiti benefattori, elargitori di favori, ricattabili e ricattati“.
“La nostra riforma, invece, quella radicale, è la trasformazione degli ordini in associazioni private, senza obbligo di iscrizione né vincoli di esclusiva. Affinché ci sia un’offerta alla portata di ogni portafoglio e i giovani possano trovare opportunità reali di crescita professionale senza restare vittima di una logica castale. In base all’indice di regolamentazione messo a punto dall’OCSE nel 2008 siamo al ventiseiesimo posto per regolamentazione complessiva della professione di avvocato. Fa peggio di noi solo la Turchia. Il cambiamento ha bisogno di coraggio, a partire dagli stessi avvocati. Alziamo la testa, mobilitiamoci“.