Il professor D’Agostino: come ti aggiro la Costituzione (di Carlo Troilo)

di Carlo Troilo*

Se c’era bisogno di una prova molto autorevole della incostituzionalità del disegno di legge del centro destra sul testamento biologico, essa ci è venuta oggi dal professor Francesco D’Agostino, presidente onorario del Comitato Nazionale di Bioetica, presidente dell’Unione Giuristi Cattolici, membro della Pontificia Accademia per la Vita. D’Agostino, in una intervista al “Giornale”, prende atto, sia pur criticamente, del fatto che la sentenza della Cassazione su Eluana “fa giurisdizione” laddove afferma che alimentazione e idratazione artificiale “sono atti medici”. Tuttavia – afferma – “il Parlamento può prendere posizione su questo punto: riconoscere anche che sono atti medici, ma renderli obbligatori. Quindi – prosegue imperterrito – la legge potrebbe dire ai medici: avete il dovere di alimentare e idratare i pazienti in stato vegetativo permanente”. Il fatto è che D’Agostino legge, dell’ormai famoso articolo 32 della Costituzione, solo la parte che gli fa gioco: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento medico se non per diposizione di legge”. Niente di più facile, per il fine giurista cattolico: facciamo appunto una “disposizione di legge” e così possiamo obbligare chiunque, quali che siano le sue condizioni, a qualunque trattamento medico. Ma D’Agostino non tiene volutamente conto di quanto lo stesso articolo stabilisce subito dopo; “La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana” (una tipica affermazione da costituenti comunisti, direbbe Berlusconi).
Del resto, come D’Agostino rispetti i punti di vista diversi dal suo, lo sa da tempo chi legge con attenzione i suoi pacati scritti. Un solo esempio: il 16 febbraio del 2005, commentando sul “Corriere della Sera” uno studio del Consiglio d’Europa che dava un quadro della pratica della eutanasia in diversi paesi , così scriveva: “Il fatto che non si siano registrate violente reazioni a queste notizie nella società indica l’esistenza di un piano scivoloso di cui dobbiamo tenere conto. A me sembra – proseguiva – che l’obiettivo di chi sostiene questi principi sia liberarsi dei malati terminali oppure dei malati che costano troppo, come i neonati con spina bifida”.
In questi giorni mi è capitato di parlare con un collaboratore di Beniamino Andreatta – un democristiano col senso della laicità dello Stato che ho avuto l’onore di frequentare in qualche occasione – e di ripercorrere il drammatico finale della sua vita. Andreatta è stato in coma vegetativo permanente dal dicembre del 1999 al marzo del 2007, amorosamente accudito dai suoi familiari. In tutti quegli anni non ho mai sentito, fra i tanti amici favorevoli a “staccare la spina” in queste situazioni, un solo accenno di critica o di intromissione nelle decisioni dei familiari. Perché noi, contrariamente ai difensori della vita ad ogni costo, rispettiamo le scelte e i sentimenti degli altri e mai penseremmo di imporre per legge le nostre opinioni.
Eppure, le gerarchie ecclesiastiche ci dipingono come nazisti intenti a preparare una nuova strage degli innocenti. Penso – per fare un solo esempio tra i tanti attacchi virulenti a chiunque si batta per nuovi diritti civili, a quanto dichiarò un altro campione del fondamentalismo cattolico, Monsignor Elio Sgreccia, in una intervista al “Corriere della Sera del 17 marzo 2004 (eravamo nel pieno del dibattito sulla legge 40) sul congelamento degli embrioni: “Sono esseri umani in un campo di concentramento di ghiaccio”.

*dichiarazione di Carlo Troilo, membro della direzione Associazione Luca Coscioni