Morte Fallaci – Viale (radicali) “Perché tanta paura per una iniezione? Ecco perché siamo ultimi nell’uso di morfina”

Silvio Viale, medico, dirigente dell’Associazione Luca Coscioni e di Exit-Italia, tornando sul giallo della richiesta di morfina da parte di Oriana Fallaci, come riferito dalla sorella Paola, si chiede come mai si abbia tanta paura per una iniezione di morfina.

"Continuo a non capire cosa ci sia di male nel chiedere di lenire il dolore quando la vita sta per finire, pur sapendo che questo può accorciare l’ultima parte della vita. Non capisco tutto questo negare, stizzito, da parte di Monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia accademia per la vita e rettore della Pontificia Università Lateranense, che probabilmente vuole santificare gli ultimi istanti di Oriana Fallaci. Per di più, non lo capisco di fronte alle ammissioni dei responsabili della clinica e di Edoardo Perazzi, nipote della giornalista, che su La Stampa dichiara «quando la sofferenza fu insopportabile chiese degli antidolorifici». E’ vero che l’erede universale della giornalista aggiunge «per lenire il dolore e non per accelerare la sua morte», premurandosi di ribadire «Non c’è stata nessuna richiesta di morire da parte di mia zia. Era troppo attaccata alla vita per ricorrere all’eutanasia», ma si farebbe un torto a Oriana Fallaci se si finisse per sostenere che non sapesse cosa faceva. E’ come se ci fosse una specie di accordo per difendere la sofferenza della Fallaci come un punto di onore, non inquinato da possibili umane disperazioni. Monsignor Fisichella, per scongiurare ogni dubbio, ci ricorda che «era più che contraria persino al testamento biologico, oltre che a un’interruzione innaturale della vita attraverso il ricorso a farmaci», sentenziando «sapeva che avrebbe sofferto moltissimo e aveva deciso di affrontare il dolore». Eppure lenire il dolore non è un peccato, nemmeno per la Chiesa, ma tutto ciò spiega perché siamo tra gli ultimi nella terapia del dolore e nell’uso della morfina. Nelle intenzioni di Fisichella e in quelle che attribuisce alla Fallaci, la morte è una «sfida» nella quale occorre «soffrire» senza «tirarsi indietro». Ecco perché bisogna negare quella ultima iniezione."