Silvio Viale, ginecologo, della direzione Associazione Coscioni, promotore dell’abolizione della ricetta medica per la Contraccezione di Emergenza (CE) polemizza con la Ginecologa Alessandra Graziottin e con tutti coloro che parlano di "boom", "come se questo fosse il problema", mentre evitano di pronunciarsi sull’abolizione della ricetta. Silvio Viale ha dichiarato: "La questione della pillola del giorno dopo è, prima di tutto, una questione di diritti negati. 300.000 pillole vendute non sono un boom, sono pochissime. Si tratta di mille pillole al giorno in tutta Italia, poche decine in una città come Roma. Occorre incentivarne la conoscenza e la disponibilità, abolendo la ricetta, come è già avvenuto nella maggior parte dei paesi europei e negli USA.
Parlare di "boom" o di "pillola delle ragazzine" è sbagliato e fuorviante perché significa contribuire alla demonizzazione della contraccezione di emergenza. Non è vero che il 55% è consumato da under 20, come non è vero che è diventato il loro contraccettivo di scelta. Al massimo di emergenza, appunto. La contraccezione di emergenza ed una sua maggior diffusione non riducono l’uso di altri tipi di contraccettivi, ma ne aumentano la consapevolezza e l’uso.
Penso che sia sbagliato che ginecologi di fama, come la Graziottin, contribuiscano a diffondere pregiudizi negativi verso la contraccezione di emergenza e lancino inesistenti allarmismi contro le più giovani. In Francia ove la contraccezione di emergenza è disponibile nelle scuole non sono più di ventimila le ragazze che l’hanno richiesta su oltre un milione e mezzo di pillole vendute. Del resto l’utilizzo dei contraccettivi segue abbastanza fedelmente il tasso di aborti per fascia di età e da questo punto di vista le ragazze italiane risultano essere tra le più virtuose, nonostante le facili etichette che certi sociologismi vogliono loro appioppare. Probabilmente le giovanissime, a differenza delle loro madri, sono più pronte ad afferrare il senso vero della contraccezione di emergenza, nel mare di pregiudizi sulla contraccezione che viene loro trasmesso dalle madri e dai ginecologi italiani. Tornando al titolo del convegno «Politiche per un contrasto all’interruzione volontaria di gravidanza nelle donne a rischio» non dimentichiamo che gli aborti delle donne minorenni sono meno di 4.000 su 130.000. Se fosse vero che la contraccezione di emergenza è appannaggio soprattutto delle più giovani, si tratterebbe di estenderne l’usa anche tra le meno giovani, piuttosto che di scoraggiarne l’uso tra le giovanissime."
