Aborto, Viale: pessimo eserdio di Vittoria Franco. Anche io concordo con Napolitano.

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Dichiarazioni di Silvio Viale, ginecologo e membro della direzione dell’Associazione Coscioni

Silvio Viale interviene per criticare le dichiarazioni retoriche di Vittoria Franco sul contenuto equilibrato della lettera del Presidente Napolitano:

"Che il Presidente Napolitano abbia dato la risposta giusta alla lettera di Sandra non c’è dubbio. Che Vittoria Franco, ministro ombra del PD per le Pari opportunità abbia dato quella sbagliata pure. Come si fa a dire seriamente che "Non deve più accadere che una giovane donna rinunci alla maternità per ragioni economiche" senza rendersi conto di dire una cosa senza senso compiuto, una favola. Eppure bastava limitarsi alle affermazioni equilibrate di Napoletano, che invitano ad agire senza cedere alla faciloneria della propaganda retorica. Non a caso Mara Carfagna si è limitata a dire che l’invito di Napolitano è gia nel suo programma. Peggio di Franco c’è solo la Meloni, che nel mescolare figli, sacrifici e patria non si accorge di quanto sia scivoloso per lei invocare la "libera scelta", che implica l’aborto. Da radicale, da medico abortista, mi associo anch’io alla all’appello di Napolitano, ricordando a Franco, Carfagna e Meloni che Sandra, dopo lo sfogo, ha fatto la propria scelta senza nessuno di quegli aiuti che per loro sarebbero fondamentali. Da radicale, da medico abortista concordo con il Presidente Napolitano, che, prendendo pretesto la lettera di Sandra, sollecita il Parlamento a migliorare "le politiche rivolte alla famiglia, con misure volte ad elevare il tasso di occupazione femminile, a conciliare la vita familiare e la vita lavorativa, a sviluppare azioni di assistenza sul territorio, a favorire una complessiva crescita del sistema nazionale dei servizi socio-educativi per l´infanzia, per dare risposte concrete ai bisogni e alle speranze che interrogano la nostra coscienza e la nostra responsabilità." La scelta, poi, di abortire o meno riguarda ognuno di noi e la propria specifica condizione. Proprio come ha fatto Sandra in questo caso."


Silvio Viale, ginecologo ed esponente radicale, diffonde la lettera che aveva inviato il 3 maggio scorso a Repubblica sul caso di Sandra ("Necrologio di un bombo che è ancora nella mia pancia"). La lettera, dopo che Sandra comunicava di avere deciso di non abortire, aggiornava quella inviata il giorno prima che riportava gli stesi concetti.

Silvio Viale ha così motivato la decisione di diffondere la lettera a Repubblica:

"Ho deciso di diffondere la lettera perché voglio contrastare la faciloneria con cui si ritiene che in Italia non si facciano figli per motivi economici. Non era così veni anni fa quando gli aborti erano il doppio. Non è così oggi che sono dimezzati. Tant’è che sono gli immigrati che fanno più figli. Insistere sulle motivazioni economiche, sicuramente presentiin un apiccola parte dei casi, ma non determinanti da sole, significa volere tentare di colpevolizzare e di condizionare le donne nelle proprie scelte riproduttive. Una prova è il dato sul numero di rinunce all’aborto, senza alcun contributo economico, all’Ospedale S.Anna di Torino, che è analogo a quello, con contributi economici, della Mangiagalli di Milano. Un’altra prova è il fallimento di tutte le politiche di incentivo alla natalità fatte di contributi, a cominciare da quella dei mille euro del "bonus bebè": chi fa un figlio lo incassa volentieri, ma nessuno fa un figlio per il "bonus bebè". Maternità consapevole significa la pianificazione delle proprie scelte contraccettive, familiari e riproduttive con l’assunzione piena di responsabilità nei confronti della gravidanza, sia in caso di aborto e sia in caso di prosecuzione della stessa. Per questi ed altri motivi ritengo doppiamente ipocrita ogni campagna anti-aborto condotta su presunte motivazioni economiche, soprattutto quando mira a limitare le possibilità di abortire con la promessa di una mancetta. In realtà la questione economica è sempre satta fuorviante come conferma anche il fatto che la voce sia sparita dai moduli di denuncia Istat."

 

PERCHE’ NON CREDO A SANDRA.

Torino, 3 maggio 2008.

Ora che Sandra ha annunciato di aver fatto la sua scelta (libera di cambiare ancora più volte), posso ripetere che non credo a Sandra. Non so se Sandra abbia cercato la gravidanza o come cercasse di evitarla. Come non so in che modo sia rimasta incinta. Non giudico, ma la scelta di abortire o meno non è mai solo una questione economica. C’è chi non abortisce guadagnando molto meno e chi abortisce guadagnando molto di più. Non credo a Sandra, perché la questione si riproporrebbe alla prossima gravidanza, indipendentemente da come avrà deciso per questa. Penso che Sandra sia amareggiata per la propria condizione personale e familiare, non ancora a posto, e per una gravidanza che non doveva proprio capitare ora. Ma cosa c’entra la gravidanza? Non so quali scelte abbia fatto Sandra in passato, a cosa ambisse e a cosa aspiri ancora, ma la sua decisione di scrivere a Napolitano ricorda quella del disoccupato che minaccia di bruciarsi, o quella dello sfrattato che vuole buttarsi giù dal balcone. Cose che tanti altri non fanno. Forse Sandra ha solo bisogno di essere ascoltata per capire quali aiuti concreti la società potrà darle, a Napoli come a Torino, che non sono poi così diversi da quelli di Parigi. Un figlio non è solo pannolini e latte in polvere come ci si vuole far credere. Non è solo nido e asilo. Non è solo nonni. Anche quello, ma un figlio è soprattutto un investimento personale ed è una rinuncia più costosa di un tempo. Oggi i figli non crescono più da soli come un tempo. Sandra ha detto che non abortirebbe, questa volta, se potesse avere 110 € al mese come in Svezia, 150 € al mese come in Germania o 6000 € di sgravi fiscali, qualora assumesse un’assistente domiciliare come in Francia, ma davvero farebbe più figli e meno aborti? Davvero Sandra farebbe un secondo figlio? Un terzo? La risposta è no, come dimostrano proprio gli altri paesi europei dove con i figli aumenta anche il numero degli aborti. In Germania la natalità è la stessa dell’Italia con 1,3 figli per donna. In Francia i figli sono 1,9 per donna, ma gli aborti sono il 60% in più. Così anche in Inghilterra, mentre in Svezia gli aborti sono addirittura il doppio che da noi. Anche nell’unico paese europeo che ha un tasso di natalità in equilibrio, la piccola Islanda, gli aborti sono un terzo in più che in Italia. E tutto si complica ancora di più se si considera che in tutti questi paesi la contraccezione è molto più diffusa che da noi. La realtà italiana è fatta di 700.000 concepimenti, dei quali il 71,5% si concluderà con una nascita, il 10% in aborti spontanei e "solo" il 18,5% in aborti volontari.
Tornando ad una qualunque Sandra italiana, torno a ripetere che non credo a Sandra, ma credo in Sandra. Credo nella sua capacità di superare le difficoltà di oggi e di fare le scelte più giuste per il suo futuro. Forse non è la stessa scelta che avrebbe fatto alcuni anni fa o che farebbe tra alcuni anni. O che farebbe alla prossima occasione, ma in nessun caso potrà farla Napolitano per lei. Come non può farla lo Stato è un bene che sia così. La storia di Sandra dimostra che l’aborto non è un obbligo, ma una opportunità, e non è vero che è sempre un sconfitta. Occorre certamente fare di più, riequilibrando welfare e pensioni, ma la storia di Sandra ricorda come sia fondamentale che la legge permetta di scegliere. Perché, come sua nonna, Sandra alla fine sceglierebbe comunque, anche senza la 194.