L’autocritica dell’Independent, che comunque non rinnega totalmente la campagna di declassificazione della cannabis lanciata dieci anni fa, è il tipico atteggiamento di chi non affronta il problema degli “stupefacenti” alla radice ma solo in termini paternalistici e di “riduzione del danno” come pare in molti stiano facendo anche sul fronte “progressista” italiano.
Il problema non è tanto la tossicità delle sostanze, ma il continuare a mantenerle al di fuori della legge. Dal dopoguerra a oggi, la proibizione non ha aiutato a governare il fenomeno, anzi! In quasi 50 anni di politiche internazionali che hanno reso illegali anche le piante da cui si raffinano gli stupefacenti, si è visto un costante globale aumento di produzione, consumo e traffico di tutte le sostanze. La settimana scorsa la Commissione droghe delle Nazioni unite ha notato che da qualche anno il consumo si sta spostando verso i paesi poveri.
Solo l’avvio di una regolamentazione degli stupefacenti tramite la legalizzazione potrà innescare dinamiche virtuose di vero “contenimento del fenomeno”. Si tratta di includere in un quadro normativo globale quanto oggi è in balia del mercato nero dei narco-trafficanti e dei loro complici rendendone possibile il consumo – libero da paternalismi – in modo consapevole grazie all’informazione sulla qualità delle sostanze e delle possibili conseguenze della loro assunzione.