Da quanto apprendiamo dalle agenzie, l’Associazione degli anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi) ha deciso di proseguire sulla linea – inaugurata nei giorni scorsi dal Presidente Vincenzo Carpino – dell’istigazione a delinquere, cioè a non rispettare la volontà del paziente che eventualmente si trovi a decidere di rifiutare un trattamento sanitario. La funzione del medico, nel caso di richiesta di interruzione di un trattamento sanitario, non è quella di “staccare la spina” – atto che non può essere imposto a nessuno, senza bisogno che si scomodi la necessità di una fantomatica “obiezione di coscienza” – ma semmai quella di garantire che tale atto possa essere realizzato sotto sedazione, cioè evitando di condannare il paziente a morire tra sofferenze atroci.
Assistere il paziente nell’interruzione di una terapie non più voluta ed evitare la sofferenza del paziente è preciso dovere deontologico del medico, e la struttura sanitaria che si rifiutasse di assolvere questo compito si rende responsabile di violenza nei confronti del paziente stesso. Dispiace che Carpino e il suo sindacato preferiscano fare politica e preoccuparsi di una inesistente pressione nei medici affinché “stacchino le spine”, invece di preoccuparsi del rispetto della Costituzione e della volontà dei pazienti quotidianamente calpestata negli ospedali e al capezzale dei malati terminali in Italia. Rinnoviamo la richiesta al Parlamento, ma anche al Governo, affinché si realizzi una grande indagine conoscitiva sulla “morte all’italiana”, cioè sull’eutanasia clandestina, sulla disponibilità di assistenza e terapia del dolore ai malati terminali e sull’effettivo rispetto della volontà di sospendere le cure.