Commissione Affari Sociali, membro di giunta dell’Ass. Coscioni
Secondo un sondaggio effettuato dalla Scuola di Giornalismo di Bologna, il
76,7% delle donne in Emilia-Romagna non sa di poter utilizzare la pillola
abortiva Ru486 per effettuare un’interruzione di gravidanza. Dal novembre
2005, grazie ad un protocollo regionale e’ possibile, su richiesta
individuale, far arrivare direttamente dalla Francia il farmaco.
Purtroppo, nonostante i dati emersi dalla ricerca affermino che il 63,18%
delle 240 donne intervistate userebbe la pillola abortiva per interrompere
una gravidanza, cosi’ non puo’ avvenire. Nella maggior parte dei casi la
risposta data dai consultori alla richiesta di utilizzo di questo farmaco e’
sempre la stessa: “non c’e’ la possibilita’ di somministrarla (…) non ci
sono informazioni sull’argomento”.
Ci troviamo davanti ad un vero e proprio ostracismo da parte di strutture
che si dovrebbero preoccupare della salute delle donne senza alcun
preconcetto morale o ideologico, l’aborto farmacologico e’
ultrasperimentato, tanto da essere raccomandato dall’Organizzazione Mondiale
della Sanita’. Eppure in Italia stiamo ancora attendendo la registrazione
della pillola abortiva, nonostante sia in uso in 21 Paesi europei da
moltissimi anni. Fino a qualche mese fa per impedire la piena applicazione
della legge italiana e, soprattutto, il rispetto della libera scelta delle
donne ci si nascondeva dietro l’alibi della sperimentazione, ormai conclusa,
al Sant’Anna di Torino.
Augurandomi che l’ex-ministro della salute Livia Turco venga riconfermata
nel prossimo Governo, spero che non voglia porre ulteriori ostacoli alla
procedura comunitaria di riconoscimento della Ru486, avanzata dal produttore
farmaceutico Exelgyn, che permetterebbe in Italia la sua registrazione.
Sarebbe gravissimo se, su una questione cosi’ importante come il rispetto
dei diritti delle donne, si esaurisse l’esperienza dell’attuale compagine
governativa con la riconferma della linea politica ostracista e clericale
del Governo precedente.