Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, segretario Radicali lucani, Consigliere Associazione Coscioni e Coordinatore regionale Rnp
Francamente voglio dire alla compagna Botta(Presidente della Commissione pari opportunità), che sono davvero stufo, stufo marcio, di ascoltare dichiarazioni cerchiobottiste. Ripeto: l’unico atteggiamento ideologico che intravedo, è quello degli integralisti del Cav e del Movimento contro la vita, che si accompagna stupendamente alla prudenza di certa sinistra lucana.
Pur comprendendo il livore di certi compagni, che suppongo avrebbero fatto volentieri a meno dello scontro in atto, trovo sia cosa intellettualmente disonesta rubricare genericamente quanto sta avvenendo alla voce “scontro ideologico”.
A mio avviso, la compagna Botta dovrebbe dirsi felice del fatto che finalmente ci sia uno scontro. Laddove lo scontro fa seguito a decenni di incontro, di volemose bene, di compromessi al ribasso, di silenzi, di omertà e di convinzioni che fanno presto a trasformarsi in convenienze.
Viva lo scontro!!! Viva questo momento di confronto e di chiarezza!!! Viva la discussione e il dibattito!!! Viva questo momento alternativo al consueto rigor mortis!!!
Viva la politica, che non vive solo nelle stanze del potere, quelle che servono prevalentemente a spartirsi il territorio e le asl, e magari a cencellizzare la presenza delle associazioni all’interno di ospedali e consultori.
Compagna Botta, non bisogna aver paura del confronto.
C’è da augurarsi, anzi, che al più presto ci sia un pubblico confronto con i Ricciuti di Basilicata ed anche tra di noi.
Compagna Presidente, farebbe bene a prendere atto che senza la levata di scudi dei radicali, la probabilità che le cose continuassero a viaggiare sul binario degli ultimi anni, sarebbe stata assai concreta. In quanto agli steccati ideologici, essi, come noto, non appartengono alla nostra cultura.
Compagna Botta, farebbe bene a prendere atto che questa regione detiene il record italiano di obiettori e che la metà delle donne, che decidono di ricorrere all’Ivg, sono costrette dallo status quo, dal contesto, a farlo fuori regione. Ciò detto, aggiungo che non posso che condividere le Sue conclusioni.
da Basilicatanet, 23 Gennaio
(ACR) S.CARLO-CAV, BOTTA (CRPO):QUESTIONE DELICATA SU CUI E’ BENE NON LEVARE SCUDI E ALZARE STECCATI
“Il dibattito di questi ultimi giorni sulla convenzione che il San Carlo intende rinnovare con il C.A.V. è l’esempio di come un atto di “imprudenza” possa sollevare polemiche su una questione di grande delicatezza e sulla quale si farebbe bene a non levare scudi e a non alzare steccati di tipo ideologico”. E’ quanto affermato dalla presidente della Commissione regionale per le Pari Opportunità, Antonietta Botta. “Ritengo e credo – continua la presidente della Crpo – che la legge 194 sulla quale tanto si è discusso sia una legge equilibrata e giusta che va solo applicata nella sua interezza. Troppe volte le leggi sono disattese e ne fanno le spese coloro ai quali esse stesse si rivolgono e in questo caso le donne. La 194 è stata una legge sofferta e per questa legge le donne, innanzitutto, ma anche tanta parte della società, si sono confrontate e hanno discusso a lungo fino a trovare un giusto equilibrio”. “Che le donne in particolare e la coppia in generale – sostiene Botta -abbiano bisogno di una rete di solidarietà e di aiuto nel momento in cui qualunque sia la scelta questa diventa difficile e a volte drammatica, penso non ci siano dubbi; tuttavia nelle strutture pubbliche la coppia e la donna debbono sentirsi libere di prendere la propria decisione senza per questo essere “sotto osservazione” ed essere oggetto di giudizio o di pregiudizio. Le associazioni, C.A.V. e altre, per la società rappresentano una ricchezza irrinunciabile; ad esse le donne e le coppie si rivolgano liberamente ed esse svolgano la funzione per la quale si costituiscono”. “Le convenzioni con strutture pubbliche – conclude Antonietta Botta -precostituiscono, da parte di queste ultime, una scelta di campo che contrasta con la legge ma, soprattutto, non mette in condizione di “parità” le coppie e le donne che arrivano negli ospedali dopo aver compiuto una scelta libera e consapevole”.