Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani, consigliere Associazione Coscioni e Coordinatore regionale RNP
Mi chiedo: ma c’è una sinistra in questa regione? Possibile che nelle ultime 48 ore, nessuno, dico nessuno, abbia ritenuto doveroso scendere in campo e prendere posizione sul “Caso San Carlo”? C’è una Basilicata laica, socialista, liberale, libertaria? Se c’è si faccia sentire, si faccia vedere. Questo muro di omertà, questa ignavia, questo atteggiamento tra lo stanco, il vinto e il rassegnato, è sconfortante. Da Coordinatore regionale della Rosa nel Pugno, da militante laico, socialista, liberale e radicale, che quotidianamente da corpo ai contenuti del progetto RNP, chiedo ai compagni dello Sdi ragione del loro silenzio. Chiedo all’assessore al Comune di Potenza, Gesualdi, di far sentire la propria voce; chiedo all’assessore regionale Salvatore, di uscire dalla sua eterna afasia.
Alle forze laiche, liberali, libertarie, riformiste, socialiste, a tutti coloro che al centro, e magari a destra, hanno a cuore la laicità dello Stato, chiedo di battere un colpo. Riteniamo di aver creato i presupposti per incardinare una lotta, e saremmo felici di trovare dei compagni di strada. E’ inaccettabile che in questa regione la legge 194 di fatto non sia applicata, e non è più possibile volgere lo sguardo altrove. All’ineffabile Lapenna, che poche ore fa è intervenuto su Basilicatanet, dico che l’unica mancanza di rispetto per la dignità della vita umana, vive nelle sue parole, e non nel nostro agire. Mentre lui è abituato a lottare per difendere gli zigoti e gli spermatozoi, noi preferiamo lottare per la vita, le libertà e i diritti delle persone in carne ed ossa. Mentre l’avvocato Lapenna trova normale che si possa violare impunemente il diritto alla Privacy in un Ospedale della Repubblica italiana, noi troviamo tutto ciò indecente.
Le parole di Lapenna suonano come un insulto per ogni donna di questo Paese e di questa regione. Avvocato Lapenna, faccia il favore, vada a rileggersi con attenzione la 194/78 e, visto che c’è, dia anche un’occhiata alla Convenzione tra San Carlo e Cav. Magari le riesce di parlare con cognizione di causa. A noi sembra che il San Carlo non abbia stipulato una Convezione, ma che piuttosto operi una sponsorizzazione, per la quale il Cav dovrebbe pagare fior di quattrini. Chissà perché tutti questi difensori delle pubbliche virtù, dai tanti vizi privati, non parlano mai di quel articolo 15 che recita: “Le regioni, d’intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l’aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sul decorso della gravidanza, sul parto e sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza…Al fine di garantire quanto disposto dagli articoli 2 e 5, le regioni redigono un programma annuale d’aggiornamento e di informazione sulla legislazione statale e regionale, e sui servizi sociali, sanitari e assistenziali esistenti nel territorio regionale.” Questo, evidentemente, implicherebbe la possibilità di utilizzare la pillola abortiva e nessun ostracismo nei confronti della cosiddetta pillola del giorno dopo; ma da questo orecchio, lor signori, non sentono…non vogliono sentire. Ma dove sta scritto che, in base agli articoli 1 e 2 della 194, bisogna appaltare ad una associazione cattolica, che lavora per l’abrogazione della 194, che ritiene l’aborto un crimine contro l’umanità e l’utilizzo degli anticoncezionali un peccato, la verifica delle possibilità di scongiurare l’IVG? Per questo ci sono, e dovrebbero esserci, i servizi pubblici. Ripeto: l’attività del Cav è legittima, ma che sia svolta fuori dal San Carlo. L’art. 2 recita: “I consultori sulla base di appositi regolamenti o convenzioni possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita.” Dunque, possono non devono, ed inoltre il Cav è, in maniera evidente, inidoneo!!! Art. 1: “Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.” Ecco, sulla base dell’articolo 1, noi altri potremmo chiedere all’Ospedale San Carlo di stipulare una Convenzione per poter fare informazione sessuale e contraccettiva all’interno della struttura ospedaliera. Sappiamo quanto Lapenna, al pari di Ricciuti, abbia a cuore ogni singolo spermatozoo, noi, invece, abbiamo a cuore la vita e la qualità della vita delle persone in carne ed ossa, la salute delle donne e la libertà del medico di poter agire in scienza e coscienza. Intanto, ci auguriamo che l’inafferabile assessore Colangelo accetti di audire anche noi, anche se ci accontenteremmo che almeno rispondesse al telefono.