Un anno fa moriva Laura Santi

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Il suo ultimo videomessaggio contribuì a fermare il DDL nazionale sul fine vita che avrebbe limitato i diritti dei malati

L’Associazione Luca Coscioni diffonde il suo ultimo appello ai parlamentari. Sul fronte della legge regionale intanto domani in Umbria riparte, dopo due anni di stallo, l’iter della proposta di iniziativa popolare “Liberi Subito

A un anno dalla morte di Laura Santi, giornalista, consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni e simbolo della battaglia per la libertà di scelta nel fine vita, l’Associazione diffonde il suo ultimo videomessaggio, registrato poco prima della sua morte e affidato al marito Stefano Massoli.

Il video è il suo ultimo intervento pubblico e il suo testamento civile. Laura si rivolgeva ai parlamentari impegnati nella discussione sul disegno di legge nazionale sul fine vita, chiedendo loro di non approvare un testo che avrebbe determinato un arretramento rispetto ai diritti già riconosciuti dalla Corte costituzionale. La sua denuncia riguardava il rischio concreto che una legge presentata come intervento di regolamentazione del fine vita introducesse, al contrario,  nuovi ostacoli all’accesso all’aiuto medico alla morte volontaria, restringendo le condizioni individuate dalla Consulta ed escludendo numerose persone malate che oggi possono far valere un diritto affermato in forza di Carta costituzionale.

Il suo ultimo videomessaggio contribuì a rendere evidenti le criticità del testo di legge a fermarne il percorso parlamentare. Dopo il suo appello, il testo perse slancio e l’iter si interruppe.

↓ L’APPELLO DI LAURA SANTI AI PARLAMENTARI↓

A distanza di un anno, il confronto in Parlamento sul fine vita resta aperto. Per l’Associazione Luca Coscioni il Parlamento deve approvare una legge che parta dal giudicato costituzionale, che sia capace di tutelare realmente le persone che vivono condizioni di sofferenza intollerabile, senza cancellare o comprimere diritti già esistenti.

“State andando a dibattere di un disegno di legge che non va emendato, va proprio bocciato perché non vuole regolare il fine vita, lo vuole proprio cancellare alla radice. Primo punto, perché è stato escluso il Servizio sanitario nazionale lasciando poi a iniziative privatistiche? Altro punto, la dipendenza da macchinari.

Volete introdurre la presenza di trattamenti sostitutivi di funzioni vitali, ma questo esclude grandissima parte dei malati. Io stessa non avrei avuto questo  diritto. Io non voglio lasciare un paese che ignori e si prenda gioco delle sofferenze dei malati più gravi”, affermava  Laura nel suo ultimo video messaggio.

“Il tempo, quando si vive una sofferenza irreversibile, non è un elemento burocratico: è parte della sofferenza stessa. Laura ha atteso per oltre due anni una risposta che avrebbe dovuto ricevere in tempi certi. Quell’attesa non può diventare la normalità per altre persone.

La politica nazionale deve smettere di cercare scorciatoie che restringano il perimetro tracciato dalla Corte costituzionale, mentre le Regioni hanno il dovere di organizzare procedure capaci di rendere concretamente esercitabili i diritti già riconosciuti.

L’eredità di Laura ci impone una responsabilità precisa: trasformare il suo coraggio in regole chiare, risposte tempestive e istituzioni capaci di non voltarsi dall’altra parte. In Umbria approvare ‘Liberi Subito’ significa fare esattamente questo”, dichiarano Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente Segretaria nazionale e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni.

L’Associazione rilancia quindi la proposta di legge di iniziativa popolare Eutanasia Legale, sottoscritta da oltre 70.000 cittadini e depositata in Parlamento, chiedendo che il confronto riparta da un testo capace di dare piena attuazione alle pronunce della Corte costituzionale e di rafforzare, anziché limitare, le garanzie per le persone malate nell’esercizio del diritto all’autodeterminazione terapeutica.

La proposta prevede anche la possibilità della somministrazione del farmaco letale da parte del medico e l’accesso all’aiuto medico alla morte volontaria per persone che, pur non essendo dipendenti da trattamenti sanitari,  abbiano una prognosi infausta. L’obiettivo è evitare che il legislatore nazionale introduca condizioni più restrittive rispetto al quadro costituzionale già delineato, rendendo ancora più difficile l’esercizio di un diritto per persone che vivono situazioni di sofferenza intollerabile.

Nella regione di Laura, una legge regionale ancora non c’è: il 22 luglio riparte l’iter di Liberi Subito

Sul piano regionale, in Umbria manca ancora una legge che disciplini le procedure per la verifica delle condizioni di accesso all’aiuto medico alla morte volontaria e i tempi, nel rispetto delle sentenze della Corte costituzionale. Il 22 luglio riprenderà l’iter della proposta di legge regionale “Liberi Subito”, sottoscritta da quasi 5.000 cittadini umbri.

Dopo circa due anni di percorso e una lunga fase di stallo, la III Commissione consiliare permanente è stata convocata per proseguire l’esame del testo. L’auspicio dell’Associazione Luca Coscioni è che la Commissione concluda i propri lavori in tempi rapidi, e che il Consiglio regionale approvi una legge capace di garantire procedure chiare, tempi certi e un’applicazione uniforme delle pronunce della Corte costituzionale.

Una disciplina regionale non introdurrebbe un nuovo diritto, ma renderebbe effettivamente esigibili, attraverso procedure definite e tempi verificabili, diritti già riconosciuti nell’ordinamento costituzionale, evitando che le persone malate siano costrette ad affrontare ulteriori ritardi, incertezze e sofferenze. È necessario intervenire affinché altre persone non siano costrette, come Laura, ad attendere per oltre due anni nella sofferenza, affrontando ritardi, incertezze e ostacoli nell’esercizio dei propri diritti.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.