Filomena Gallo commenta: “Il nodo centrale è il tempo, che per chi soffre è attesa e incertezza. Alberto ha dovuto aspettare 8 mesi”
“Alberto” aveva chiesto all’Associazione Luca Coscioni informazioni su come chiedere le verifiche del Servizio sanitario per accedere all’aiuto alla morte volontaria.
“La storia di ‘Alberto’ conferma un punto ormai chiarito dalle sentenze della Corte costituzionale: nei casi previsti, il diritto all’aiuto al suicidio deve trovare piena attuazione all’interno del Servizio sanitario nazionale. Ma questo risultato ancora troppo spesso non è immediato”, ha dichiarato Filomena Gallo, avvocata e Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni. “Al momento stiamo seguendo 9 persone in tutta Italia per la procedura di accesso al suicidio medicalmente assistito. I nodi centrali restano differenze tra le Regioni, il tempo e il riconoscimento della sussistenza del requisito del trattamento di sostegno vitale che in alcune Regioni non viene identificato come indicato dai giudici della Consulta. Sempre più spesso ci sono pareri discordanti tra la commissione medica e il comitato etico che invece riconosce il requisito e questo comporta discriminazioni e altre attese evitabili. Su questo si interverrà nuovamente la Corte costituzionale, siamo in attesa della data per la nuova udienza. Garantire il diritto all’autodeterminazione nel fine vita significa fare in modo che nessuno debba lottare contro lo Stato per vedere riconosciuto un diritto che la Costituzione già garantisce”.
Per Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni “Alberto ha dovuto subire 8 mesi di condizioni di sofferenza insopportabili e di agonia prima di ottenere ciò che avrebbe dovuto ottenere da subito: l’aiuto medica alla morte volontaria da parte della ASL e del Servizio Sanitario Nazionale. Questo è un diritto in tutta Italia, anche se il Governo vorrebbe cancellarlo con una legge e anche se troppe Regioni continuano a ostacolarlo e boicottarlo”

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.