Marta Piscitelli, Vice Presidente AISAL, per X Congresso Coscioni

Dopo più di dieci anni di confronto e di discussioni tra le diverse parti interessate alla sperimentazione animale, l’Unione Europea ha emanato una Direttiva sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici  (Direttiva Europea 63/2010) che accoglie le riflessioni e le esigenze del mondo della ricerca e del mondo animalista, le due parti che nel dibattito si sono contrapposte più energicamente.

Nella Direttiva 63/2010, la tutela degli animali da laboratorio, riconosciuti come esseri senzienti, e il “benessere animale” sono i valori fondamentali intorno ai quali si declinano tutti gli articoli. Nella parte introduttiva, in modo particolare, si rimarca l’obbligo di evitare l’uso di animali quando possibile, di sostenere la ricerca di metodi che rinuncino totalmente all’uso di animali e di garantire un elevato livello di protezione durante le procedure sperimentali. Si sottolinea ancora che, (art.6 delle considerazioni iniziali) “Sono disponibili nuove sconoscenze scientifiche sui fattori che influenzano il benessere animale, nonché alla loro capacità di provare sofferenza e angoscia e danno prolungato. Per tale motivo è necessario migliorare il benessere degli animali utilizzati nelle procedure scientifiche rafforzando le norme minime per la loro tutela in linea con i più recenti sviluppi scientifici”.

L’obbligo quindi, di migliorare le condizioni di utilizzo degli animali, non è solo il risultato di un cambiamento culturale significativo iniziato ormai 40 anni fa (emerso peraltro già nella precedente direttiva 86/609), ma è l’esito di anni di studi sugli animali che hanno messo in evidenza e dimostrato scientificamente che gli animali soffrono esattamente come gli esseri umani. L’introduzione dei cefalopodi (animali invertebrati di cui fanno parte polpi, seppie e calamari) in questa direttiva ne è la prova indiscutibile.

Gli animali sono entrati definitivamente nella nostra sfera morale, ne è riconosciuto un valore intrinseco, ovvero la loro protezione deve prescindere dagli interessi umani e le persone hanno un obbligo morale ancor prima che legislativo di non  far loro del male.

Per quanto scritto, rimango perplessa per il passaggio assai rapido che gli emendamenti italiani, ancor più restrittivi rispetto alla Direttiva, hanno avuto nel loro iter approvativo; non sono stati posti adeguati interrogativi sulle motivazione e/o sulla loro utilità e, a mio parere, non sono state date dai proponenti sufficienti spiegazioni. Ad esempio, vietare l’allevamento di cani da laboratorio sul territorio italiano è ipocrita se alcune aziende italiane che eseguono sperimentazione regolatoria (quella sperimentazione richiesta dalla farmacopea ufficiale che impone alcune prove per la sicurezza ed efficacia dei farmaci su specie “non roditore”) si vedranno obbligate ad importare gli animali da altri Paesi della UE. Ancora, vietare gli xenotrapianti (trasferimento di cellule, tessuti ed organi da una specie ad un’altra) significa interrompere senza ragione gli studi sui chemioterapici, bloccando di fatto tutta l’oncologia sperimentale italiana.

Rimango perplessa per questo allontanamento, perché di questo si tratta. Le Direttive hanno lo scopo principale di armonizzare le legislazioni nazionali, di condividere la tutela di valori comuni definendo regole comuni. L’animalismo, a volte, si adorna di elementi irrazionali che lo rendono incoerente e scarsamente obiettivo nelle valutazioni.

 

I ricercatori italiani chiedono maggiore coerenza e fiducia da parte delle Istituzioni che accolgono benevolmente le istanze animaliste senza porsi (e senza porre alla comunità scientifica) leciti interrogativi. I ricercatori, disposti a regimi ispettivi e regolatori più severi, chiedono di poter partecipare equamente alla competizione per i fondi di finanziamento europei e chiedono infine di poter avere una maggiore visibilità in contesti di divulgazione pubblica dove pochissimo spazio viene ancora concesso per condividere e difendere le proprie attività e il proprio operato.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.