Intervento di Mina Welby al X Congresso Coscioni

Se non ci fosse stato Luca, oggi non sarei qui. Quello che ha potuto fare Welby, lo ha fatto perché prima di lui c’è stato Luca che lo ha voluto Consigliere Generale il giorno della fondazione della sua Associazione. Grazie, Luca Coscioni!

Con il mio modo di iniziare so di portare sconcerto con una citazione:

Ho deciso di parlare anch’io di Welby. Di fare anch’io la mia piccola pornografia della morte. Per permettere a tutti coloro che lo desiderano di commentare una volta per tutte su Welby. Un commento come nei quaderni per i defunti nell’androne di casa. Poi lasciamolo in pace per sempre. Insieme a chi è nella sua condizione.
La televisione ha un nuovo reality, prodotto e diretto da Bonino & Pannella. Si chiama: ‘Erano stati famosi’. Ci si iscrive in punto di morte. Si diventa star nel momento del trapasso. Stelle morenti. Stelle di una TV endoscopica. Migliaia di Piergiorgio Welby, esclusi dai provini, vedono che uno di loro, assediato dai media, è alla fine staccato dal respiratore.
La morte assistita di Welby è un suicidio assistito, un omicidio del consenziente, un reato grave.
Ma i radicali sono come Lourdes… dove ci sono le sfighe ci sono pure loro.
Un mio amico, Primario di un reparto (con televisione) per pazienti in coma, ha due ricoverati come Welby. Mi ha detto che non sa più come fare! Non è facile dire che Welby non era depresso e anche il contrario. Ci vuole la fascia protetta per i disperati, potranno vedere solo la pubblicità e la messa della domenica mattina. La dignità è finita per sempre, da quando la morte ha perso la sua privacy. Sono le parole di Beppe Grillo.  E non mi meraviglio che i deputati del Movimento Cinque Stelle non sono venuti, invitati, al Congresso.

La storia vera è questa: Alla fine di novembre del 2006, come Co-Presidente dell’Associazione Luca Coscioni e primo firmatario, Piero Welby aveva chiesto un’indagine conoscitiva sull’eutanasia clandestina in Italia. Voleva così togliere il velo di ipocrisia che copre i trattamenti di fine vita, vuoi di desistenza terapeutica, vuoi di interventi eutanasici, su richiesta dei pazienti, a cui oggi solo i più fortunati hanno possibilità di accedere.

Questa indagine doveva facilitare un dibattito pubblico degli italiani e di tutti i residenti nel nostro paese sulle libere scelte del vivere e del morire per instradare il dibattito parlamentare per una legge  sulle disposizioni anticipate sui trattamenti sanitari, nonché la depenalizzazione di trattamenti eutanasici a cui, in casi estremi, dei medici ricorrono per troncare sofferenze, altrimenti non possibile arginare.

La battaglia di Piero Welby, le sue interlocuzioni con il Comitato Nazionale di Bioetica è diventata nostra, e, insieme all’Associazione Luca Coscioni, va nella direzione per una legislazione che rispetti fino in fondo la libera scelta dei cittadini, come voler essere curati, nel pieno rispetto delle convinzioni etico-religiose e morali, in piena responsabilità di ciascuno. Non siamo in contrapposizione a nessuno. Chiediamo solamente una legge che rispetti il diritto alla dignità personale sancito dalla nostra Costituzione, a cui chiunque possa ricorrere in piena responsabilità personale.

Così il 13 settembre scorso sono state depositate oltre 66.402 firme, autenticate e certificate, di cittadini per la proposta di legge di iniziativa popolare per “Il rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia”. Ma la volontà di apporre la propria firma è di molti di più che continuano a firmare via internet sul sito eutanasia legale. Molti moduli con centinaia di firme sono stati spediti in ritardo. Molti comuni, che hanno il dovere di rendere nota l’opportunità di una raccolta firme, sono stati latitanti (lo stesso succede con i referendum).

Cultori della morte? No cultori e fautori della vita dignitosa fino alla morte, vissuta in consapevolezza e responsabilità.

Ora inizia la vera e forte battaglia che la proposta diventi legge. Cosa fare?

Non abbandonare al sonno le coscienze, prima di tutto le nostre.

Cogliere al balzo le richieste di studio e informazione che ci si presentano sul territorio. Incrementare la voglia di istituire nei comuni i registri per i TB. Chiedere alle amministrazioni locali e alle associazioni culturali di organizzare insieme a noi eventi che portino i cittadini a dibattiti sulle tematiche del vivere dignitoso e responsabile di tutti, sani o malati, giovani o vecchi che siano.

Un lavoro su queste tematiche insieme a medici e consulte di bioetica possono spianare la strada per dare buona informazione nei dibattiti pubblici, dove ognuno porta il proprio parere ma senza giudicare su buono o cattivo, bene e male. È importante che ognuno sia libero di esporre la propria opinione in coscienza e responsabilità personale.

Sarà difficile chiedere ai medici di intraprendere una comune strada con l’associazione? Riusciremo ad ottenere ascolto e far ascoltare i malati da parte degli assistenti volontari, sia religiosi o laici?

Il nostro lavoro su e con la politica, ora che non siamo nel palazzo è davvero da inventare giorno per giorno.

 

Urge il ripristino dei Livelli Essenziali di Assistenza più uniformi possibili in tutte le regioni. Sono davvero stanca di sentire oltre i gridi di aiuto di persone, famiglie abbandonate a se stesse. Le risposte sempre le stesse, troppo comode: la crisi! Non ci sono risorse. I politici si mettano un giorno accanto ai letti dei gravissimi, vadano dalle famiglie e guardino con quale dignità cercano di fare l’impossibile per gestire in dignità la vita dei gravissimi, ma non per fare la passerella, ma per agire e trovare risorse che spesso vengono sprecate. Qui in mezzo a noi abbiamo sentito dalla bocca di Anita e di Max, che vivono ai limiti dell’umanamente sopportabile quotidiano, come con amore e grinta si può e si riesce a vivere felici nonostante tutto e a dispetto di abbandono e noncuranza da parte della società e della politica. Questo non vuol dire rassegnarsi, bensì lottare sempre per la propria dignità e insieme all’Associazione Coscioni per quella di tutti.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.