La proposta di legge elaborata da Furio Colombo dedicata al Cardinal Martini
Verrà distribuito in questi giorni, a tutti i membri della Camera dei deputati, il testo della proposta di legge "Martini" sul fine vita. Autore del documento l’onorevole Furio Colombo che si è avvalso della lettera scritta da Giulia Facchini Martini, nipote del cardinale. "Un interlocutore di grande simpatia ed ascendente al quale ho trovato fosse giusto dedicare una legge" commenta il parlamentare ricordando i loro incontri tra religioso e laico.
Il testo si compone di tre soli articolo. Primo: ogni cittadino ha il diritto di decidere liberamente di non "vivere" in stato di coscienza la propria agonia e la propria morte. Ha diritto perciò di chiedere di essere "sedato" entrando nella fine irreversibile di ogni sofferenza e ogni angoscia, anche qualora l’uso di narcotici possa abbreviare la continuazione della vita dell’organismo. Secondo: la legge istituisce una "alleanza medico-paziente" che stabilisce inequivocabilmente il diritto di ogni ammalato (irreversibilmente inguaribile) di scegliere il momento in cui ticevere una "sedazione" definitiva che lo accompagni, in perfetta incoscienza senza ritorno, alla morte dell’organismo. Tale diritto è esercitato da chi, per legame naturale o come indicato da una precedente dichiarazione esplicita, rappresenta la volontà dell’ ammalato, nel caso di impossibilità diretta di comunicare da parte del paziente. Terzo: le strutture sanitarie pubbliche e private sono responsabili della sofferenza fisica, psicologica e morale conseguente alla non applicazione della presenta legge, a causa di carenze tecniche e o amministrative, e ne rispondono in sede civile e penale. Si parla dunque di palliazione nella proposta di Colombo che pone l’accento sulla volontà espressa da Martini "di dire ai medici che lo assistevano, di rinunciare a qualunque proseguimento delle tecniche di mantenimento in vita. Dunque l’espressione della richiesta, a cui i medici hanno aderito, di essere sedato in modo da poter morire senza terrore e senza dolore".
Nel documento il parlamentare del Pd rimarca come: "Ciò che è avvenuto per il cardinal Martini non è un privilegio ma un fondamentale diritto umano che però il legislatore italiano ha finora impedito con incomprensibili divieti". Si legge inoltre "i tre articoli della proposta di legge intendono porre fine alla negazione di questo diritto, e restituire ai cittadini italiani la piena libertà di scelta mentre si avvicina il momento estremo del fine vita e la persona, mentalmente integra o una persona per tal motivo delegata, esercita l’ultimo essenziale diritto: decidere, in luogo dei sanitari odi altri, come morire". Oltre all’ispirazione, all’esempio e alla dichiarazione del cardinale Carlo Maria Martini al momento della sua morte nella sua proposta il deputato inserisce un’affermazione contenuta in un documento presentato da Martini a Pio XII che lo ha accolto. Nell’ultimo paragrafo del primo articolo viene specificato “anche qualora l’uso di narcotici possa abbreviare la continuazione della vita dell’organismo".
La proposta dovrà fare i conti con le resistenze dei cattolici. É di ieri l’ultima dichiarazione del cardinale Angelo Scola che spiega: "La vita sempre difesa, fino all’ultimo, ma allo stesso tempo l’accanimento terapeutico va sempre escluso".