Dopo l’ennesima ispezione ai controsoffitti del sesto piano, gli ispettori della Asl/E hanno deciso di presentarsi in procura. Per segnalare una vicenda assillante che, da anni, li costringe a sopralluoghi cadenzati nei corridoi ovattati ma infiltrati di amianto di viale Mazzini. Il fatto è che la più rappresentativa tra le sedi Rai — quella del cavallo in bronzo di Francesco Messina — risale all’epoca d’oro dell’eternit, 1967 (progetto di Francesco Berarducci). E l’azienda televisiva, dopo una monumentale bonifica del primo piano, costata soldi e complesse soluzioni logistiche, sembra aver ripiegato su tattiche di temporeggiamento. Nessuna inadempienza, ma pochi soldi. Insomma, segnalano gli ispettori della Asl, non si sta procedendo a una vera bonifica dell’amianto e il risultato è che, dai controsoffitti esposti alle intemperie e alle vibrazioni – non ultime quelle dovute al traffico -, di quando in quando, si verificano pericolosi cedimenti. I quali danno il via ad altri sopralluoghi e nuove prescrizioni della Asl. Il tutto da anni. Con quali effetti?
«Il confinamento dell’amianto – dicono dall’ufficio stampa Rai – è un problema non ancora risolto ma sono state eseguite bonifiche al primo piano e nei nostri uffici dove, per orari e collocazione, si rischiava i la maggiore esposizione. Per il resto c’è un monito-raggio costante dell’azienda». I lavori vengono eseguiti entro i tempi. Ma questo in realtà è un altro problema. Perché in procura è ancora aperto un fascicolo su quattro casi di placca pleurica diagnosticati a operai di una ditta di manutenzione (malattia da esposizione all’amianto, riconosciuta come patologia professionale). Ma secondo i dipendenti Rai, che nel dicembre 2010 sollevarono il caso con una lettera firmata dal responsabile per la sicurezza dell’epoca, Mauro Giovannetti, i casi di decessi ricollegabili a una vita di ufficio a contatto con l’agente tossico, sarebbero oltre 20. «Negli ultimi nove anni – scriveva allora Giovannetti – si è verificato un notevole incremento della velocità di degrado del coibente». Seguirono un’ispezione tecnica e una richiesta di intervento. A sostegno del quale si faceva riferimento a uno studio condotto dall’Istituto di medicina del lavoro dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, che certificava appunto la presenza di amianto nella sede dove lavorano oltre duemila dipendenti. Nel 2011 la procura ha aperto un’inchiesta che riguarda non chi lavora ai piani alti della azienda televisiva, bensì i quattro operai delle ditte di manutenzione chiamate a eseguire i «rattoppi» sul controsoffitto. L’inchiesta è seguita dal gruppo dei reati ambientali.