Il 27 giugno è stato discusso a Roma nella sede della conferenza Stato-Regioni, alla presenza del ministro della Salute Balduzzi, un appello al Governo perché indirizzi la sua attenzione verso le persone affette da malattie croniche che hanno perso l’autosufficienza e che vivono strettamente dipendenti dai servizi. Il Network Non Autosufficienza, autore dell’appello, è composto da un gruppo di operatori di diversa formazione che condividono l’esigenza di mettere a disposizione cultura ed esperienza per migliorare la condizione vitale di un numero sempre maggiore di persone anziane fragili, che a causa di una malattia hanno perso in modo parziale o completo la propria autosufficienza.
Le tabelle riportate in questa pagina riassumono i fenomeni principali che caratterizzano la vita delle persone anziane e i servizi loro dedicati. In particolare, indicano i dati sulla spesa pubblica e sui provvedimenti adottati dalle varie amministrazioni. II sistema italiano di assistenza a cittadini non autosufficienti è stato caratterizzato negli ultimi 10-15 anni da un periodo di lento e costante miglioramento. Il livello oggi raggiunto non è però ancora adeguato rispetto al bisogno, anche perché il numero degli anziani continua ad aumentare. Peraltro, negli ultimi tempi lo scenario è radicalmente cambiato; infatti pur continuando l’ aumento quali-quantitativo del bisogno, il processo di miglioramento dello scenario dei servizi si è fermato. Anzi, si inizia a osservare un declino, che seppure fino a ora lento, potrebbe progressivamente accelerare. Soprattutto si osserva la tendenza a una riduzione "informale", compiuta attraverso un rallentamento generalizzato nella prassi delle valutazioni geriatriche, dell’inserimento delle persone nei diversi servizi, del riconoscimento di diritti dei singoli cittadini. Se l’evoluzione continua in questa direzione negativa arriverà a colpire tutte le Regioni italiane, quelle più avanzate che non saranno in grado di mantenere gli standard attuali, e quelle con una rete di servizi meno efficiente che non potranno per molto tempo raggiungere livelli assistenziali adeguati. Il declino riguarda direttamente la salute degli anziani non autosufficienti: se non sono adeguatamente curati muoiono prima, peggiorano la loro condizione di benessere, perdono progressivamente autonomia funzionale, pesano sugli ospedali che devono rispondere ai gravi problemi che sopravvengono. II declino dei servizi comporta un maggiore coinvolgimento nel sistema di caregiving spesso faticoso e frustrante, un maggiore coinvolgimento economico, la sensazione stressante di sentirsi l’unico supporto valido per le persone ammalate e non più autosufficienti, in una condizione di sostanziale solitudine. Il declino dei servizi peggiora le condizioni economiche degli anziani non autosufficienti e delle loro famiglie; se associato alla contrazione delle pensioni, vi è il rischio concreto di un impoverimento di larghe porzioni della popolazione anziana. Il declino si rifletterebbe in modo particolare sugli operatori dei servizi, frustrati da condizioni di lavoro più difficili. Il declino rischia infine di condizionare negativamente qualsiasi volontà di sperimentazione di nuovi percorsi e nuovi sistemi organizzativi della rete, creando un danno destinato a perpetuare nel tempo la situazione di crisi. Per evitare la sequenza di eventi sopra indicati è necessario un patto per le persone non autosufficienti, sottoscritto dallo Stato insieme a Regioni e Comuni. Esiste, infatti, ampio consenso tra gli esperti sulle azioni da compiere; tutti sanno cosa bisognerebbe fare, ma manca un accordo tra gli attori del sistema per iniziare il processo di cambiamento. Il Governo Monti ha certamente la visone strategica sul piano complessivo dell’organizzazione sociale e la sensibilità tecnico-politica per affrontare una tematica per troppo tempo trascurata; anche atti limitati sul piano quantitativo avrebbero una grandissima ricaduta perché indicherebbero l’apertura di un percorso. Questa strategia potrebbe delineare una Road Map per i12012-2017 fondata sui seguenti obiettivi chiave: 1. assicurare interventi di qualità, sia nei servizi territoriali sia nelle strutture residenziali; 2. assieme agli interventi, fornire alle persone non autosufficienti e alle loro famiglie le informazioni e gli orientamenti che permettano di fruire al meglio i servizi disponibili; 3. prestare particolare attenzione alle situazioni più gravi, in modo da caratterizzare gli interventi nel senso dell’equità. Il tutto perseguito in una logica di gradualità, per rispetto delle condizioni oggettive della finanza pubblica, delle ovvie esigenze attuative e dei diversi livelli organizzativi nelle Regioni. Si tratta di definire il punto di anivo e di disegnare un cammino per giungervi in tempi definiti. Nel primo anno basterebbero 400 milioni: un ammontare marginale per il bilancio statale, che però può permettere – se inserito in una logica complessiva- di avviare una riforma di portata storica. Ovviamente al potenziamento del sistema saranno successivamente necessari ulteriori finanziamenti, la cui tempi-stica di reperimento potrà essere definita in base all’evoluzione del quadro economico. Il Patto dovrebbe comprendere anche altri aspetti, quali l’adozione del modello europeo per l’indennità di accompagnamento e un nuovo Isee. La speranza è che il tutto possa essere attivato entro l’autunno; sarebbe un merito storico per il governo Monti.